mercoledì 26 aprile 2017

Matteo Renzi ce la può ancora fare?

Matteo Renzi ce la può ancora fare? 

A cambiare davvero l'Italia: se lo chiede Michele Salvati sul Corriere recensendo il libro di Massimo Salvadori

Matteo Renzi
 Matteo Renzi il 26 novembre 2016. (AP Photo/Andrew Medichin
Sul Corriere della Sera di martedì il saggista e politologo Michele Salvati recensisce il libro dello storico Massimo Salvadori (già deputato del PD, come Salvati nel PdS prima di lui), intitolato Lettera a Matteo Renzi, chiedendosi – come Salvadori – se ci siano prospettive che Renzi rimedi agli errori fatti nella messa in pratica del suo progetto di innovazione della politica e dell’Italia. Primo tra tutti, non essersi saputo dotare di forze e collaborazioni sufficienti, “al di là delle albagie fiorentine di grandezza”.
Da alcuni giorni è nelle librerie Lettera a Matteo Renzi, una breve «saggina» Donzelli di Massimo L. Salvadori. Le prime venti pagine sono la lettera vera e propria, che contiene le valutazioni più personali dell’autore, di consenso e insieme di critica, e si conclude coll’invito a rimediare ai difetti e agli errori che la breve ma intensa vicenda politica del destinatario ha rivelato, e però a far tesoro dell’intuizione politica originaria e a «non mollare». Le successive cento sono un’analisi del contesto storico in cui quella vicenda si è svolta e degli avvenimenti di poco precedenti necessari per capirla, grossomodo a partire da Tangentopoli, dai primi anni Novanta a oggi. Si tratta di una vicenda in pieno svolgimento e i prossimi capitoli devono ancora essere scritti: la contesa in corso per la segreteria del Partito democratico, le elezioni politiche previste per il prossimo anno.
Massimo L. Salvadori, da grande storico, conosce bene la differenza tra una interpretazione esauriente e un saggio di intervento politico in medias res. Ed è nelle condizioni ideali per scriverlo: legato da una vita alle tradizioni della sinistra, straordinario conoscitore della storia italiana, non è stato né acriticamente favorevole, né pregiudizialmente ostile al tentativo di innovazione condotto da Matteo Renzi. Una condizione ideale, insieme alla facilità di lettura e alla gradevolezza dello stile, per una utile messa a punto destinata a lettori che non hanno molto tempo da dedicare ad analisi più dettagliate.
(continua a leggere su Corriere.it)

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