sabato 29 settembre 2012

Ecomuseo Polo ostiense dal 06 al 28 Ottobre


L'ARTE DEL LAVORO
06 - 28 OTTOBRE 2012
INCONTRI   ǀǀǀ   RASSEGNE   ǀǀǀ   MOSTRE
 


Artigianato, piccoli mestieri, imprenditoria locale 
nella storia e nello sviluppo del territorio




Sala Visioni  ECOMUSEO  
ǀǀǀ  Polo Ostiense  
via del Fosso di Dragoncello 172  
(Impianto Idrovoro di Ostia Antica - Longarina)


SABATO 6 OTTOBRE 2012  
ǀǀǀ  ORE  15.00
Rassegna di Cinema  (I)
NANOOK OF THE NORTH  (Usa, 1922)  
ǀǀǀ  di Robert Flaherty

DOMENICA 7 OTTOBRE 2012  
ǀǀǀ  ORE  10.30
Presentazione dell’iniziativa 
"La memoria del lavoro tradizionale e artigianale. La bottega, il nonno, la scuola"
Proiezione video della Scuola Piero della Francesca di Acilia
ǀǀǀ  ORE 11.30
Rassegna di documentari sul lavoro artigiano  (I)





venerdì 28 settembre 2012

Omaggio a Tagore


Pakistan, Bangladesh e India contemporanea, in omaggio a Tagore. Opening domani alla Bibliothè di Roma per "One in Beauty"


pubblicato martedì 18 settembre 2012


Nuovo appuntamento dopo la pausa estiva, domani alla Bibliothè Contemporary Art Gallery di Roma, con il ciclo "Gimnosofisti - Denudati fino all'assenza" organizzato da Bibliothè Bhakt ivedanta in collaborazione con la Commissione Cultura di Roma Capitale, che si chiuderà il prossimo marzo.
A cura di Lori Adragna e Manuela De Leonardis, fino al prossimo 1 ottobre sarà in scena, alla Bibliothè, One in Beauty, con gli artisti Rupa Chordia dall'India, Maimuna Feroze-Nana dal Pakistan, e Uttam Kumar Karmaker dal Bangladesh; una tripla personale-omaggio a Rabindranath Tagore a conclusione delle celebrazioni del 150esimo anniversario della sua nascita.
Una serie di mostre che, come ha scritto Iacopo Nuti, mirano a liberare dal pleonastico della vita, e a coglierne l'essenza, esattamente come avvenne nell'incontro di Alessandro Magno con i saggi che la Grecia definì "gimnosofisti", che vivevano sulle basi dei brahmini indiani, spogliati di tutto non per povertà né per condizioni sociali ma per un'evoluzione coscienziale verso la purezza. Negli ambienti filosofici della Grecia, quei saggi nudi rappresentarono un modello di vita soprattutto per gli stoici. Una lezione che dava lo stesso cristianesimo delle orgini, ma ben presto dimenticata.
One in Beauty, tratto da una poesia della famosa raccolta Il Giardiniere di Tagore, è stato patrocinato anche dall'Ambasciata dell'India e dalla Repubblica Popolare del Bangladesh. Una serie di incontri insoliti, accompagnati dalla fascinazione per un tema sempre verde, quello della ricerca dello spirito, che spesso si dimentica. L'opening è alle 19, con un aperitivo ayurvedico.

giovedì 27 settembre 2012

Qual piuma al vento di Iacomucci a Massa Fermana








IACOMUCCI, DAL SEGNO AI COLORI DEL SOGNO  
di Paolo Biagetti
                        
Restano sempre incerte le ragioni per cui una mostra d’arte da rivelazione delle attualità culturali diventi luogo ideale di culto ricco di suggestioni e fermenti immaginativi del livello più elevato. E’ indubbio come apra a tale evento anche lo spazio espositivo. Come la suggestiva Sala Consigliare del Comune di Massa Fermana, permeata di memorie, che accoglie «Oltre lo spazio e il tempo», un’incantevole mostra  di pittura di Carlo Iacomucci, il noto incisore e pittore urbinate, maceratese d’adozione, tra i più celebrati usciti dalla famosa «Scuola del Libro» della città feltresca, artista di spicco in sede nazionale e internazionale (ha partecipato peraltro alla 54^ Biennale veneziana per Regioni). La mostra che si inserisce all’interno della tradizionale “Festa del Cappello”, promossa dal Centro Studi «Carlo Crivelli» in collaborazione con il Comune di Massa Fermana - «sed magis cor» (ma il cuore di più), verrebbe da dire, per il florilegio delle opere pittoriche esposte, una trentina tra olii su tela o tavola e acquacrilici: un trionfo di segni e cromìe sapienti e vivaci, pagine di trasognata fantasia in spazi affollati di cose come protette da teche di fragile cristallo (talora indistinte, ma - dice l’autore -“piene di molte altre cose segrete”), e dialoganti fantasmatiche forme vuote rivestite di casacche e copricapi (ricerca del sé?), tra fiabe, miti, reminiscenze che aggallano da una sorta di liquida motilità. E’ l’affiorare dei suoi disagi interiori, tra cui la solitudine dell’anima - (confessata) condizione ineliminabile della sua vita -, teatralizzata in uno spazio denso ed animato che si pone, oltre sipari /finestre - teatro nel teatro - come patetico topos narrativo.  Carlo è qui che coglie, come ogni vero artista - tra falsità (lo stesso inganno dell’immagine?) e aneliti aletici, veritativi - il pathos della distanza da quell’«Oltre lo spazio e il tempo» cui accenna l’esergo della mostra, la sognata dimensione della plena veritas ove, paradossalmente, però, non avrebbero più ragion d’essere ombre ed immagini. Quegli insistiti, flottanti «stormi» di lacrime - o semi di vita? - che attraversano ogni sua opera, tessono per noi un luogo poetico di tensiva adesione al reale, di redimibilità, d’inestinguibili promesse di vita. E’ voglia di trascendenza che l’artista affida ad inquieti aquiloni smaniosi di uscire dalla tela in cerca di possibili approdi, in quell’Oltre, dove (chimericamente) far durare la poesia dell’immagine. 

Ancona, SETTEMBRE 2012                             PAOLO BIAGETTI




Mostra patrocinata dalla Regione Marche,  dalla Provincia di Fermo,
dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo,  dal Comune di Macerata,
dal Comune di Urbino,  dal Comune di Treia e dal Liceo Artistico Statale di Macerata.

OBESITA' INFANTILE da www.raspinisalumi.it.

L’obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale ed è un fenomeno in preoccupante crescita. In Italia colpisce 1 bambino su 4. Non solo: il 30% dei bambini obesi soffre di malattie che un tempo colpivano solo gli adulti, come l’ipertensione ed il colesterolo alto.
Spesso ci preoccupiamo quando i nostri bambini mangiano poco, raramente quando mangiano troppo. È bene sapere che una iperalimentazione nei primi mesi di vita è la causa dell’aumento del numero e del volume delle cellule di grasso che predispone, da adulti, all’obesità e determina una maggiore difficoltà a ridurre il peso.
È quindi fondamentale intervenire durante l’età evolutiva e non illudersi che i chili di troppo possano scomparire con lo sviluppo.

Ma quali sono le principali cause dell’eccesso ponderale nell’infanzia? Scopriamole insieme alla nostra esperta dietista.


Buona lettura,
MARKETING RASPINI

LA CORRETTA ALIMENTAZIONE NELL’INFANZIA

Le principali cause dell’eccesso ponderale nell’infanzia sono:
  • L’alimentazione scorretta e squilibrata;
  • La sedentarietà e la ridotta attività fisica;
  • La familiarità.
I fattori alimentari non sono l’unica causa possibile dell’obesità, bisogna tener conto anche dell’ereditarietà: il 25% dei bimbi ed adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso mentre la percentuale sale al 34% in caso di obesità di entrambi i genitori.
I genitori devono costituire un esempio: sono in particolare i comportamenti delle mamme a condizionare le scelte alimentari dei figli, per questo è doveroso educare il bambino ad una dieta corretta e più salutare. Il primo passo è quindi modificare le abitudini alimentari, lo stile di vita ed i comportamenti scorretti dei genitori: così facendo si possono ottenere ottimi benefici per tutti i componenti della famiglia.
Per quanto riguarda la terapia dietetica dell’obesità infantile lo scopo essenziale è attuare una modificazione dello stile di vita assumendo alimenti che provocano un elevato senso di sazietà e favoriscono il raggiungimento di un corretto rapporto fra peso e statura.
È bene intervenire subito: se il piccolo tende ad aumentare di peso non bisogna aspettare che ingrassi troppo. È possibile modificare il peso e l’alimentazione del bambino con una dieta normocalorica, non troppo restrittiva e senza regole rigide: basta adottare semplici accorgimenti e, una volta sensibilizzati i genitori al problema, occorrerà proseguire sulla corretta linea.
Ecco alcuni consigli di natura pratica:      
  • Abituare il bambino a 3 pasti regolari al giorno (colazione, pranzo e cena) intervallati da uno spuntino a metà mattina ed una merenda pomeridiana. Evitare che il bambino mangi fuori orario.
  • Non insistere mai se il bambino è sazio o non ha molta fame.
  • Eliminare da cucina e frigorifero i cibi tentatori (merendine, succhi di frutta…) e sostituirli con alimenti più idonei (frutta, yogurt…).
  • Evitare che il bambino mangi troppo in fretta, così facendo non si sazia.
  • Preferire i cibi fatti in casa ai prodotti confezionati.
  • Eliminare i piatti più elaborati sostituendoli con pietanze cucinate in modo semplice, senza troppi condimenti; abituare il piccolo ad assumere più frutta e verdura che sono ricche di fibre, riempiono lo stomaco e rallentano l’assimilazione delle sostanze introdotte.    
  • Non usare mai il cibo come premio.
  • Ridurre il tempo dedicato a televisione e computer a favore di attività più dinamiche.
  • Abituare il bambino ai giochi all’aperto è importante per un corretto sviluppo e, con il movimento, brucerà molte calorie. 
  • Favorire una regolare attività sportiva cercando di assecondare le preferenze del bambino (bicicletta, calcio, nuoto…).
L’obiettivo primario della terapia nell’obesità infantile non è la perdita di peso immediata, ma la capacità di controllarsi sostituendo la dieta “restrittiva” con  una dieta a “compiti” con semplici regole che prevedono la “trasgressione, ossia il potersi concedere ogni tanto i cibi preferiti. La trasgressione va preventivamente programmata, il bambino deve poter scegliere il cibo che preferisce nel rispetto di una alimentazione corretta. È un percorso più lungo, non facile, ma possibile.

L’obesità è una malattia, quindi, la gestione di un programma alimentare deve essere affidato ad operatori specializzati (medico, dietista, psicologo) che si faranno carico della persona nella sua globalità. Tuttavia sono i genitori ad avere il ruolo più importante. La consapevolezza del danno che l’obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve portare i genitori a correggere abitudini alimentari scorrette consolidate nel tempo. Può essere un compito arduo, ma non impossibile. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti, cercando di non colpevolizzare il piccolo se qualche volta cede alle tentazioni e non fare del peso un’ossessione.

Soffermiamoci ora su un esempio di menu equilibrato.

COLAZIONE. Latte parzialmente scremato, fette biscottate o pane con un velo di marmellata oppure un piccolo panino con affettati magri come il Prosciutto Cotto di Alta Qualità Raspini-Disney in vaschetta, concepito proprio per i più piccoli, con solo 98 chilocalorie ogni 100 gr e senza conservanti aggiunti.

METÀ MATTINA. Frutta di stagione.


PRANZO. Pasta o riso preparati secondo le vostre abitudini escludendo i grassi aggiunti, verdure crude di stagione a volontà.

MERENDA. Frutta di stagione o yogurt, in alternativa un piccolo gelato alla frutta.

CENA. Carni magre o pesce, verdure cotte a volontà, un panino con affettati magri come il Prosciutto Cotto di Alta Qualità Raspini-Disney in vaschetta.

Usare per condire al massimo 4 cucchiaini al giorno di olio di oliva possibilmente a crudo.

Concludiamo con qualche accorgimento che non priverà eccessivamente il vostro bambino pur consentendo una nutrizione sana ed equilibrata:
  1. Sostituire la pizza con la pasta.
  2. Il formaggio va assunto 1 o 2 volte alla settimana.
  3. I dolci  che rappresentano la “trasgressione” vanno limitati nella frequenza e nella quantità ma vanno inseriti per evitare la perdita di controllo e l’abbuffata, innescando tutti quei meccanismi di ordine psicologico (es. sensi di colpa che seguono l’abbuffata) che portano ad un disordine alimentare deleterio per la linea e per la salute.
È doveroso quindi assecondare le preferenze del bambino e orientare l’alimentazione di conseguenza nel rispetto di un’alimentazione sana, equilibrata e variegata.


Dott.ssa Rita Sironi 
Dietista libero professionista.
Specialista in disturbi del comportamento alimentare.
Obesità, diabete e malattie del ricambio.
Obesità infantile.

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Biennale des Antiquaries

Biennale des Antiquaries: ecco come sta andando la 26esima edizione della fiera parigina. Che rischia di espatriare in Oriente
pubblicato martedì 18 settembre 2012





La rappresentazione migliore di questa nuova edizione della Biennale des Antiquaires di Parigi è stata riassunta dallo spazio di Karl Lagerfeld: lo shopping mall sotto le volte del Grand Palais parigino, con le facciate dei negozi di legno dipinte di bianco, che danno il loro massimo splendore quando il sole investe il palazzo ed i piccoli lampioni appesi tra le finestrelle si spengono, lasciando spazio al brulicare dei visitatori. Una passerella di star, invece, ha affollato la settimana inaugurale della biennale e i visitatori piú numerosi sono stati cinesi e giapponesi, interessati soprattutto alle esposizioni dei gioielli di Cartier e Dior.
Anche se non mancano rivelazioni degne di nota: Christian Deydier, Presidente del sindacato nazionale degli antiquari, ha affermato che è in atto da questa edizione una decentralizzazione della mostra che prevede nel breve periodo una sede dislocata a New York a novembre, mentre in futuro si pensa di costruire delle nuove realtà espositive proprio in quel Giappone che a Parigi regala così tanti visitatori. Una volontà di ampliamento che deriva proprio dal al fatto che i visitatori sono sempre piú stranieri ed il rischio è persino di chiudere la sede nativa della fiera se questa non attirerà un parterre più europeo. 
Dal punto di vista commerciale l'esposizione è cominciata subito con alcune vendite milionarie che hanno 
visto la vendita di una tela di Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, del 1968, da parte della L&M Arts. La stessa galleria ha poi venduto anche un lavoro di Peter Marino per 250mila dollari.
I pezzi forti sono stati conservati per la fine della fiera, prevedendo un pezzo di Warhol Liz 1, Early colored Liz, del 1963 valutato a circa 25 milioni di dollari, superando di due milioni la vendita del quadro di Cezanne Tasse, verre et fruits venduto per 23 milioni. Entrambi i lavori, proposti dalla galleria Krugier sono rimasti per ora invenduti, nonostante siano state registrate alcune offerte che per ora non sembrano aver soddisfatto le aspettative di vendita della gallerista.
L'arte moderna ha avuto una grande importanza quest'anno arrivando ad avere 21 gallerie in rappresentanza. La parigina Tornabuoni Art ha presentato una retrospettiva delle avanguardie del secolo scorso con lavori di Picasso, Fontana, Giacometti e Kandinsky. Skull di Jean-Michel Basquiat è  invece il lavoro piú recente presentato alla fiera, con un prezzo al pubblico di 8,65 milioni di euro. Michele Casamonti, direttore della galleria, ha sottolineato come l'arte moderna sia sempre inserita anche in una fiera dell'antiquariato come punto d'attrazione per l'esibizione stessa.
Il numero degli espositori ha raggiunto quest'anno le 122 presenze, con 34 gallerie occupanti i 7mila metri 
quadrati del salone d'onore, riaperto in questa occasione. Uno spazio forse meno lussuoso rispetto 
alla Navata, ma non meno importante. E che non ha di certo inibito gli affari.

HUMANART 2012 a Roma dal 29/09/2012





Ardea e Manzù attraverso la fotografia di Roberto Galasso


Raccolta Manzù, Ardea
Ardea e Manzù attraverso la fotografia di Roberto Galasso

dal 30 settembre 2012
al 30 aprile 2013


raccolta manzù
Inaugurazione
29 settembre 2012 h.17.00


Il prossimo 29 settembre 2012, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, si inaugura alle ore 17.00 presso la Raccolta Manzù di Ardea la mostra fotografica dal titolo Ardea e Manzù attraverso la fotografia di Roberto Galasso, realizzata dalla Galleria nazionale - Raccolta Manzù in collaborazione con la Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee. In una cinquantina di immagini quasi esclusivamente in bianco e nero il fotografo riassume e focalizza il profondo rapporto affettivo ed esistenziale intercorso tra il territorio di Ardea, dall'antica acropoli al mare, e la figura dell'artista bergamasco Giacomo Manzù, che il 15 ottobre 1964 si insediò ufficialmente con la propria famiglia nella locale tenuta di Campo del Fico, noto come Colle Manzù, eleggendovi la propria dimora fino alla morte avvenuta nel 1991. Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni: gli Affetti, una serie di intensi ritratti dei familiari (la moglie Inge Schabel, i figli Giulia e Mileto), e dei principali collaboratori e amici locali tra cui il fabbro-fonditore e la ristoratrice del litorale; l'Atelier,vale a dire il vasto studio dell'artista che sorge entro i confini di Campo del Fico e della Fondazione Manzù; la Raccolta, indagata negli aspetti più inattesi e reconditi di scultura e natura; il Territorio, le mura ciclopiche, la chiesa di San Pietro cui l'artista ha donato una serie di importanti arredi sacri, e, non ultimo, il mare. In una sorta di soluzione di continuità tesa ad accorciare le distanze tra noi e Manzù, così come tra "centro" e "periferia", Roberto Galasso ripropone, in sorprendenti foto di oggi, luoghi e persone di ieri, testimoni primi dell'arte e della personalità di Manzù. L'intendimento è, in senso più esteso, di sottolineare l'importanza del "radicamento"di elementi esterni in una terra, il Lazio virgiliano, tradizionalmente dedita all'accoglienza dell' "altro", in un arco di tempo pressoché illimitato, che va dall'approdo di Enea alle "Città di Fondazione", all'industrializzazione dell'Agro degli anni sessanta-settanta. Nel catalogo di Gangemi Editore, scritti di Maria Vittoria Marini Clarelli, Antonella Fusco e Marcella Cossu.

Mostra a cura di Marcella Cossu e Silvana Freddo; allestimento di Alessandro Maria Liguori.

Un ringraziamento alla Fondazione Manzù per l'importante collaborazione.

Informazioni tecniche:
Titolo: Ardea e Manzù attraverso la fotografia di Roberto Galasso
Date di apertura al pubblico: 30 settembre 2012- 30 aprile 2013
Sede: Museo Manzù - della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma - Via Laurentina, 00040 Roma
Orari: Dal martedì alla domenica h. 9.00-20.00 (lunedì chiuso)
Ingresso: gratuito
Contatti: 06 9135022 - www.museomanzù.beniculturali.it

Manzù - L'Opera del mese


mercoledì 26 settembre 2012

Jeffrey Deitch sempre più in bilico

pubblicato martedì 18 settembre 2012


al MOCA di Los Angeles. Fa infuriare anche Baldessari che si dimette dal CdA del museo

Circa un mese e mezzo fa, Jeffrey Deitch il direttore del Museo d'Arte Contemporanea di Los Angeles, aveva promesso al mondo che in pochi giorni sarebbero stati annunciati due nuovi "significativi" fiduciari. Ma l'annuncio non è arrivato.
Una situazione che sta imbarazzando non poco le autorità e gli Stati Uniti dell'arte e dei finanziatori, che quotidianamente trovano sulla stampa un attacco al vetriolo. E nei giorni scorsi è arrivata un'altra notizia: al gala autunnale, rimandato, seguirà probabilmente un altro annullamento. Quello del gala primaverile per la raccolta fondi da destinare al museo. Rochelle Gurstein, dalle pagine di The New Republic, ha tracciato una situazione davvero grottesca, a partire sia dai "tempi clintoniani" di Deitch, ovvero quanto possono esser lunghi i "pochi" giorni per nominare i nuovi membri del museo, fino alle dimissioni di John Baldessari dal CdA del MOCA.
Baldessari, che ha costruito una carriera sulla "poetica" della produzione di massa e sul confine tra arte e vita annullato proprio dalle immagini dei media e dello spettacolo, pare che abbia rassegnato la sua uscita all'indomani di un progetto intorno ad una mostra sul tema della discoteca, che ha riportato: «Quando ho sentito parlare di quello show sulla discoteca ho dovuto leggere due volte il comunicato. In un primo momento ho pensato "questo è uno scherzo", ma poi mi sono reso conto di no. Più che divertente, questo è grave».
Et voilà, uno dei più grandi artisti "comunicatori" che rifiuta un tema del genere, ma perché? «Per la giusta indignazione per la prospettiva dei progetti realizzati al MOCA, troppo commerciali o lowbrow» ha scritto Gurstein. Nel frattempo, prosegue la dichiarazione di Baldessari: «Il programma del MOCA mi fa anche pensare che io sia un dinosauro, se Jeffrey Deitch e le sue idee sono il futuro non mi piace». Il vecchio drago schiacciato dalla musica assordante.
Ovviamente il direttore non si è fatto pregare sul diritto di replica, e all'indomani della chiusa della mostra "Painting Factory", che indagava l'astrattismo dopo Warhol e chiusasi qualche settimana fa al museo, ha dichiarato al Los Angeles Times: «Come si può parlare di mancanza di serietà? Questo è il più pesante libro sulla nuova pittura astratta che sia mai stato pubblicato in un lungo periodo di tempo».
Anche qui però Rochelle Gurstein ha una domanda: «Mi chiedo se stia parlando del suo peso specifico, o se abbia davvero contato le pagine come fa di solito». Insomma, le acque non sono buone, anzi, hanno il colore di un'ironia che tradisce una forte rabbia. E molti a Los Angeles ormai sono sicuri che il MOCA non sopravviverà molto più del regno di Deitch.

DIARIO BREVE di Francesco Varlotta







Francesco Varlotta
Diario breve
di Luigi Paolo Finizio


Seguire le note, i pensieri, gli interrogativi, le esclamazioni che Francesco  Varlotta  ha raccolto, in sequenza di numeri romani, sotto il titolo di “Diario breve” è come introdursi nelle intimità del suo lavoro. Non però quello pratico ed estroverso del fare, dei montaggi di forme e colori, del metodo o delle progettuali e intuitive costruzioni delle sue forme astratte in pittura.

La sequenza del “diario” tende a farci riconoscere e percorrere un campo più interiore, fatto di semplici principi e stabili intenti sottesi a motivare la sua ricerca artistica. Oggi si propende a considerare le realtà che ci coinvolgono e impegnano nelle proprietà del complesso, quasi tutto sembra avvinto all’intrico di plurime sfaccettature, anche se poi ci si aspetta, o si spera, alla luce di inevitabili relativismi, una spiegazione o riconduzione a semplici cause.

L’artista svolgendo le sue riflessioni, il suo quotidiano disporsi all’arte, mostra tenersi fermo con semplicità e chiarezza ad alcune idee che lo sostengono, non da ora, nel condurre le proprie scelte espressive e nel porsi a confronto con il corso, non solo attuale, dell’arte contemporanea. Ci possono essere dati e fattori così elementari e di fondamento, nel fare arte, che a tenerli saldi nel  proprio agire diventano non solo decisivi nello sfidare ogni convenzione ma anche consolatori e liberatori verso ogni incombente fallo.

Indubbiamente, malgrado la separatezza dal confuso rumore della vita, si offre una riconoscibile bellezza nella chiarezza e semplicità degli orditi razionali e irrazionali della sua pittura astratta. La complessità delle trame d’immagine sono il frutto di un semplice e autonomo gioco combinatorio di forme e colori. Come ho già potuto rilevare nella monografia pubblicata a maggio dello scorso anno sulla sua opera, “L’arte di Francesco Varlotta, opere dal 2004 al 2011”, risulta più volte, anche nel corso del “diario”, l’attenzione a due fattori di base nella sua poetica artistica: quello dell’estetica e quello della forma.

Due fattori interattivi di convinzione interiore e fattuale per la sua identità nel fare arte che, per quanto di forte profilo teorico e mentale, comportano una non meno forte dimensione sensitiva e costruttiva per la sentita concezione e messa in opera delle immagini astratte. Le opere qui in mostra in occasione di “Spazio aperto 2012” presso lo  “Studio Arte Fuori Centro” di Roma e incluse tra le pagine e i pensieri di “Diario breve”, segnano certo un approdo di continuità e fermezza nel tenervi fede.

Sorrento Estate  2012               



Francesco Varlotta 
                                          




lunedì 24 settembre 2012

I nuovi Maestri? Margerita Morgantin e Michele Di Stefano

Accademie Eventuali comes back! Seconda edizione per il progetto targato Furla e Carisbo. 


pubblicato martedì 18 settembre 2012





"Agenti autonomi e sistemi multiagente": ecco il titolo della seconda edizione del laboratorio-progetto formativo dedicato agli studenti delle Belle Arti italiane "Accademie Eventuali", sponsorizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione Furla in collaborazione con il MAMbo e Xing.
Dallo scorso 10 settembre Margherita Morgantin e Michele Di Stefano sono all'opera a Palazzo Pepoli Vecchio, sede del Museo della Storia di Bologna, con una serie di laboratori con un gruppo di giovani: Sara Benaglia, Giulia Bonora, Lara Delle Donne, Marta Guerrini, Lorenza Longhi, Barbara Matera, Camilla Monga, Sergio Policicchio, Paolo Puddu e Riccardo Vanni. Bologna e le sue relazioni sono al centro di questo workshop, che si chiuderà il prossimo 21 settembre, in occasione della giornata finale di Artelibro. 
Il coreografo/ performer e l'artista hanno realizzato, nei mesi precedenti, un "sussidiario d'autore", che gli allievi sono stati chiamati ad utilizzare intervenendo direttamente sul volume, in una modalità operativa che guarda alla parola e al suo relazionarsi con l'esterno, a seconda delle interazioni che si verranno a creare, così come diverse "azioni" sono avvenute al di fuori del Palazzo.
Venerdì, alle ore 18, le presentazioni ufficiali del risultato mentre alle 16, domenica, il "sussidiario" sarà presentato come libro d'artista (edito da Quodlibet) ad Artelibro dagli stessi autori, in dialogo con le curatrici del progetto Chiara Bertola e Silvia Fanti. 

Manzù, L’Arte e il Territorio.


logo manzù gnam







Centro di interpretazione – Ecomuseo Lazio Virgiliano

Raccolta Manzù, Ardea

Equinozio
Sabato 22 settembre 2012 ore 17.00-22.00


Sabato 22 settembre 2012 nell’ambito del programma Manzù. L’Arte e il Territorio, ufficialmente giunto al quarto anno delle proprie iniziative culturali di natura museale ed ecomuseale, sotto il titolo di Equinozio si terranno una serie di incontri dedicati a riprendere l’ approfondimento di questioni riguardanti vita e singole opere di Manzù in occasione dell’Equinozio d’autunno,  ricorrenza astronomica che, come ormai d’uso presso la Raccolta Manzù, verrà celebrata da parte del “popolo” dell’Ecomuseo del Lazio Virgiliano riproponendo tradizionali danze in cerchio di ancestrali ascendenze (in relazione, tra l’altro, con il risaputo “culto” della danza intrattenuto da  Giacomo e Inge Manzù; cfr. mostra in corso Manzù, la danza nel cassetto-selezione tematica di opere su carta).
Previsto infine, dopo la chiusura del museo, in collaborazione con l’Associazione Pontina di Astronomia, il trasferimento sulla vicina area del Monte della Noce, alla scoperta del cielo notturno e dei miti stellari collegati con le origini di Ardea.

Ore 17.00- Scultura del Novecento: Giacomo Manzù, Donna che si pettina. Per un aggiornamento
                   A cura di Marcella Cossu
Ore 17.30- Archetipi nell’arte di Manzù. ( visita guidata)
                   A cura di Giosuè Auletta
Ore 18.00- Danze in cerchio
                   Condotte da Manuela Lamarra e Paola Muzzu Martis
Ore 20.30-.Alla scoperta del cielo notturno con i miti stellari delle origini di Ardea (Ardea-centro      
                  Storico. Area sacra del monte della Noce).
                  A cura di Giosuè Auletta, Domenico D’Amato, Francesco Piras


Ufficio Stampa Raccolta Manzù
Marco Poma
Marco.poma@beniculturali.it      tel.3476177408

venerdì 21 settembre 2012

Arrivederci dOCUMENTA.


Chiude oggi la rassegna, e arrivano i dati ufficiali, ottimi, relativi all'affluenza di pubblico
pubblicato domenica 16 settembre 2012

Una dOCUMENTA di successo, non c'è che dire. Si chiude oggi a Kassel la tredicesima edizione della rassegna, in questa occasione curata da Carolyn Christov-Bakargiev.

Dopo 100 giorni di apertura il registro di visitatori è a quota 860mila presenze, 110mila in più dell'edizione del 2007, con un incremento del 14 per cento. E stiamo parlando solo di biglietti staccati, senza contare la partecipazione dei circa 12mila addetti ai lavori accreditati nei 100 giorni di mostra e i 5mila e 300 che si sono riversati a Kassel lo scorso 7 e 8 giugno, durante l'anteprima della mostra.

Se poi si sommano le 27mila persone che hanno visitato anche, dal 20 giugno al 19 luglio, l'esibizione collaterale di Kabul allora si arriva a 887mila presenze, che sommate al pubblico che visiterà dOCUMENTA in questa ultima giornata, la kermess potrà raggiungere la cifra totale di 890mila visitatori.

Inoltre, ottima speranza all'arte è data anche dalle indicazioni sul target di pubblico affluito: quasi un terzo degli spettatori è sotto i 29 anni di età, e dOCUMENTA si pone così come un vero monito per approcciare l'arte tra i più giovani.

112 per cento in più rispetto al 2007 è l'incremento subito per quanto riguarda l'acquisto del pass per i cento giorni: quest'anno le biglietterie ne hanno staccati 12mila e 500 contro i 5mila e 900 del 2007.

A riguardo Carolyn Christov-Bakargiev ha dichiarato: «dOCUMENTA (13) non è stata sperimentata dai visitatori solo come una destinazione giornaliera, ma piuttosto come una forma di vita culturale che appartiene alla vita di ognuno, grazie a ripetute visite che rompono il senso di compressione del tempo, liberando l'esperienza attraverso l'arte». E ora si inizierà presto a pensare all'edizione 2017, sperando di bissare il successo dell'anno della crisi mondiale.

giovedì 20 settembre 2012

Dario Fo e Picasso




 Due serate al Teatro Dal Verme di Milano, dove il Nobel racconterà l'artista in arrivo a Palazzo Reale



pubblicato da Exibart  - lunedì 17 settembre 2012


Si intitola "Picasso Desnudo", e si terrà in anteprima stasera e mercoledì alle 21, la nuova lezione sull'arte di Dario Fo e Franca Rame, che analizzerà in maniera introduttiva la grande mostra di Palazzo Reale sull'artista spagnolo, in scena da giovedì.
Una modalità che mira ad entrare nel genio e nella vita dell'artista, raccontandone anedotti e mettendo in mostra riproduzioni celebri come "canovaccio" della rappresentazione. Rappresentazioni? No, sarebbe meglio dire, anche in questo caso, falsi, riproduzioni d'artista: «Durante le prove dello spettacolo all'improvviso è sorto un dubbio: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte. Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta. È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè» ha dichiarato Fo. Detto fatto, qual è stata la soluzione? Ridipingere Picasso, creare riproduzioni. In fin dei conti Fo e l'ultimo naif che abbiamo in Italia, c'è da scommettere che si sia parecchio divertito: «Sui falsi non si può mettere una tassa. Si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, con giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso. Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso», ha scherzato l'autore italiano. Se non volete perdervi la lezione e la conseguente carrellata di falsi del Nobel, un'azione che ha quasi del concettuale, non arrivate tardi stasera. L'ingresso è libero, ma fino a esaurimento posti.

Premio Moroso


Olafur Eliasson rules. Biennale, Premio Moroso e ora ecco il nuovo progetto, nel freddo della penisola danese dello Jutland





pubblicato lunedì 17 settembre 2012

«Sono molto emozionato nel vedere la realizzazione dell'opera, in quanto è stato affascinante lavorare con Günther Vogt su questo progetto: lui è uno dei migliori architetti del paesaggio del giorno d'oggi, e ha un'incredibile sensibilità e senso dello spazio. Gli specchi ovali situati nel territorio creano un senso di disorientamento, facendo in modo che ogni passo verso di essi sia insicuro e possa portare ad una introspezione dovuta al materializzarsi dei cielo nei riflessi dell'opera». Con queste parole Olafur Eliasson, star degli ultimi giorni, racconta il suo ultimo progetto in Danimarca, all'indomani della convocazione nella Giuria del Premio Moroso e della partecipazione alla Biennale d'Architettura di Venezia.
Ma di cosa si tratta? Innanzittutto partiamo da un titolo: Your glacial expectations è un'installazione semplicissima e allo stesso tempo molto d'impatto; cinque specchi ovali, ognuno di una dimensione diversa ma tutti disposti in piano sul terreno, sono chiamati a rompere la regolarità del paesaggio di un bosco nei pressi di Ebeltoft, nelle vicinanze della manifuttura tessile Kvadrat, che ha commissionato l'opera nel 2008. Quattro anni di progetti, in tandem perfetto tra l'artista di base a Berlino e Vogt. Un progetto specifico per una delle zone più affascinanti e glaciali d'Europa, dove le superfici riflettenti, in diverse modalità, causando una percezione ribaltata di ciò che è all'esterno rispetto a ciò che è dentro il vetro. Viene così concettualizzato il paesaggio mischiando la foresta selvaggia, i suoi arbusti spontanei e il cielo, con un giardino sereno e illusorio, diorama ridotto della natura. Le installazioni, disposte in un parco di 60mila metri quadri, sono un riferimento alle buche di ghiaccio dell'era glaciale.

donazioni in favore delle Onlus


Aumentata la percentuale di detraibilità delle donazioni in favore delle Onlus

  • Venerdì 14 Settembre 2012 11:22
Pubblicata la Legge n. 96 del 6 luglio 2012¸ entrata in vigore a partire dal 24 luglio 2012¸ contenente norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici¸ nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi.

In questa legge è stato stabilito che a partire dal 2013 le donazioni alle Onlus saranno fiscalmente detraibili in una percentuale più alta ed equiparata a quella per le erogazioni liberali ai partiti. L’articolo 15 estende infatti le nuove percentuali fissate per le erogazioni liberali in favore di partiti e movimenti politici a quelle effettuate nei confronti di Onlus e di iniziative umanitarie¸ religiose o laiche¸ gestite da fondazioni¸ associazioni¸ comitati: si passa così dall’attuale detrazione 19% al 24% per l’anno 2013 e al 26% a partire dal 2014.

Il limite massimo annuo su cui calcolare la detrazione resta comunque fissato al limite massimo di 2.065¸00 euro ed è confermato che il versamento dell’erogazione va effettuato tramite banca¸ ufficio postale o altri sistemi di pagamento tracciabili (carte di debito¸ di credito¸ prepagate¸ eccetera).

Si segnala¸ a tal proposito¸ che rimane comunque possibile - per coloro che effettuano donazioni in favore di Onlus (tra cui le organizzazioni di volontariato iscritte al registro) - optare¸ in via alternativa¸ per la deducibilità fiscale delle donazioni effettuate¸ stabilita con la Legge n. 80/2005 e che risulta¸ attualmente¸ anche dopo l’approvazione di queste nuove disposizioni¸ maggiormente vantaggiosa.


mercoledì 19 settembre 2012

TRIVERO si arricchisce....

Trivero si arricchisce di una nuova opera pubblica, firmata da Roman Signer. Domani le presentazioni a Milano, alla Fondazione Zegna
pubblicato lunedì 17 settembre 2012

Anteprima domani, alla Fondazione Zegna di Milano, del progetto che sabato inaugurerà a Trivero, in provincia di Biella, la quarta edizione di "All'Aperto", il progetto di arte contemporanea porta nel piccolo centro del Piemonte, sede originaria delle industrie Zegna, una serie di opere site specific, concepite in relazione con l'ambiente e il tessuto sociale.
Dopo Daniel Buren, Alberto Garutti e Stefano Arienti, sabato sarà la volta di Roman Signer e dell'opening di Horloge, la grande "scultura-tempo" dell'artista, al suo primo progetto pubblico realizzato per l'Italia. A cura di Barbara Casavecchia e Andrea Zegna, questa edizione di "All'Aperto" segnerà l'ingresso nel paese di un nuovo elemento permanente: alto quattro metri, Horloge ha tutte le sembianze di un grande orologio da stazione, ma il suo quadrante smaltato è privo di lancette.
A far scandire il passaggio dei minuti, ogni quarto d’ora, è un prolungato sbuffo di vapore ad alta pressione: installato in via Roma, nei pressi dell’ingresso principale al Lanificio Zegna, l'opera è scaturita da una passeggiata che Signer ha compiuto sul tetto della fabbrica, dominato dalla presenza di una grande ciminiera in mattoni e dalla costante fuoriuscita del vapore degli impianti. Con il fumo di Horloge dunque l’artista stabilisce un legame tra tempo del lavoro e tempo libero, tra Trivero e il paesaggio che lo circonda, costellato dalle ciminiere delle fabbriche tessili. Un'opera discreta che si inserirà nei ritmi del centro industriale, scandendone il tempo come il rintocco di un ideale campanile.
Una giornata che anticipa l'opening di sabato, quando insieme a un'azione pirotecnica inaugurale saranno anche trasmessi una selezione di video dell'artista realizzati negli ultimi anni, allestiti sotto i portici del Centro Zegna. L'appuntamento milanese con l'artista, domani, è invece all'Istituto Svizzero di Roma -sede di Milani- alle 18.30, dove Signer terrà una lectio magistralis introdotto dalla curatrice Barbara Casavecchia e da Salvatore Lacagnina (Head of Arts Programme dell'Istituto Svizzero di Roma).

martedì 18 settembre 2012

L'arte contemporanea sulla carta.



Ad Artelibro di Bologna arriva "Fruit", a mappare le realtà di un'editoria di nicchia. Ma molto prolifica


Exibart    pubblicato lunedì 17 settembre 2012



Ideata dall'Associazione Culturale Crudo, torna quest'anno al Festival del Libro di Bologna "Fruit", il focus sull'editoria d'arte contemporanea. Sì, non sull'arte, ma d'arte. Perché "Fruit" coinvolge un vasto numero di quelle produzioni, attivissime nel Belpaese e in tutta Europa, ma spesso di nicchia, che hanno una mission di diffusione del contemporaneo proprio attraverso il loro utilizzo dell'arte di oggi nella carta stampata. Un'incursione nel mondo del self-publish, dove sussiste l'autoproduzione sostenuta da piccoli editori, gallerie d'arte, laboratori, collettivi e associazioni culturali che hanno, negli ultimi anni, dato il via a una rete di produzioni molto spesso originalissime, che oltre a servirsi delle più svariate tecniche di stampa, talvolta a bassissimo costo, ha puntato il proprio sguardo sulla necessità di creare una serie di prodotti editoriali specifici e attenti alle sperimentazioni.
"Fruit. Focus on contemporary art" è l’occasione per conoscere quelle realtà editoriali indipendenti i cui processi di ideazione e creazione rappresentano una preziosa forma di espressione artistica contemporanea: opere cartacee multiformato, uniche per contenuti, grafica, tecniche di stampa e materiali. Ecco qualche nome che troverete in fiera: la produzione spagnola BABA artzine, le italiane Boîte e BOLO paper, le edizioni della Fondazione Volume! e della bolognese P420 ma anche i magazine mainstream Kaleidoscope e Mousse. Dall'estero, ancora, la danese Lodret Vandret Publications, Nieves dalla Svizzera e l'olandese Roma Publications. L'appuntamento è dal 21 al 23 settembre, per conoscere l'underground editoriale italiano, con qualche nome forse troppo illustre tra il parterre.

lunedì 17 settembre 2012

"Vennestraat, Hidden Places and Identities", un progetto tra artisti ed ex minatori



Due giovani curatrici sono riuscite a far passare un loro progetto a Manifesta9. Con pochissimi soldi, ma molta energia e passione. Una di loro, Francesca Berardi, ci racconta come è nata e come si è realizzata questa scommessa, che fino al 29 settembre è di scena a Genk. Un esempio di come si possono concretizzare progetti se ci si crede sul serio
pubblicato giovedì 13 settembre 2012
Ettore Favini, Upside Down. Performance notturna sul terril
Mentre seguivamo la performance di Ettore Favini sulle pendici del terril, una montagna di detriti alle spalle della miniera, sapevamo di avercela fatta. Il signor Costa ci aveva prestato tutti i televisori, il circolo sardo ospitava gli artisti, e i lavori erano tutti installati. Il risultato del nostro progetto per Manifesta9, per il quale abbiamo invitato un gruppo internazionale di artisti ad esporre in un ex quartiere minerario belga, è stato il premio che speravamo. Con un budget totale di 7500 euro, e la collaborazione, molto più preziosa, della gente del posto e degli artisti, il primo settembre abbiamo visto materializzarsi i lavori di AuroraMeccanica, Fatma Bucak, Ettore Favini, Meryll Hardt, Marguerite Kahrl, Carole Louis, Vittorio Mortarotti, Geraldine Py e Roberto Verde, Karim Rafi, Younes Rahmoun e ZimmerFrei.
L'idea ci è venuta su una pietra in mezzo a un fiume nel cuneese, la scorsa estate. Michela Sacchetto ed io parlavamo di quanto ci sarebbe piaciuto invitare degli artisti a lavorare intorno a un mercato tradizionale, in un luogo dove insieme alle merci si scambiano tradizioni e contatti tra persone. Michela viveva già a Bruxelles, io ero reduce da un periodo di lavoro ad Anversa, e guardando al Belgio ci è venuto in mente il mercato di Vennestraat, la strada principale di un ex quartiere minerario di Genk, una cittadina nel cuore del limburgo Belga, dove vivono migliaia di immigrati italiani, turchi e marocchini. Genk, abbiamo realizzato in quel momento, avrebbe tra l'altro ospitato la nona edizione della biennale Manifesta.

ZimmerFrei, I know this place, I've never been here before. Visori stereoscopici
L'atmosfera di Vennestraat ci aveva incuriosite. È la strada che porta alla minera di Winterslag, conosciuta come C-Mine, che dal 2010 ospita uno dei centri culturali più grandi e attivi del Limburgo. Da quando, nei primi anni Novanta, sono state chiuse tutte le miniere della regione, alcune sono state rinnovate e riconvertite in musei, centri commerciali o culturali. Continuano così ad essere il centro della vita dei quartieri circostanti, aree operaie, costruite secondo il modello delle città giardino, abitate da ex minatori e loro discendenti. Lungo Vennestraat, vicino alle "frituur" (friggitorie) belghe, si trovano i "bar sport" dell'Italia degli anni Sessanta, le atmosfere, vietate alle donne, dei vecchi caffè turchi, e i sapori del Marocco.
Michela ed io abbiamo scritto il progetto, e pensato ai primi artisti che avremmo voluto invitare. A dicembre ho poi incontrato Cuauhtemoc Medina, il curatore di Manifesta. Gli ho parlato dell'idea e l'ha incoraggiata. La biennale si sarebbe svolta interamente dentro le mura di una miniera abbandonata, la miniera di Waterschei, e gli piaceva che il progetto entrasse anche nella dimensione sociale, di vita quotidiana, della città. Mi ha spiegato che avremmo dovuto mandare una proposta alla commissione per i "parallel events", e che la clausula era di stabilire una partership con un ente locale. Abbiamo così trovato una galleria di fotografia e design di Vennestraat, Galleriet, interessata a collaborare con noi.

Marguerite Kahrl, Seeds of Winterslag (SOW). Workshop sul mercato di Vennestraat
Al momento di presentare la domanda, l'idea si era già estesa oltre ai confini del mercato. Volevamo tracciare una mappa di luoghi comuni, nascosti e inaspettati, lungo Vennestraat dove allestire i lavori degli artisti, coinvolgendo attivamente gli abitanti del quartiere: siamo entrate nell'affollata panetteria turca, abbiamo bussato alle porte di un cinema dismesso dell'epoca mineraria e ci siamo sedute al bancone del circolo sardo. Avevamo steso una lista di artisti che avessero già lavorato sul tema dell'identità di un luogo, sia dal punto di vista umano che territoriale, che avessero indagato l'idea di appartenenza, di "casa" e di spostamento, che avessero approfondito il ruolo giocato dalla memoria, sia personale che collettiva. Ma soprattutto di artisti che ci piacevano molto. Gran parte di loro sono originari, non a caso, degli stessi Paesi delle grandi comunità che popolano Genk: Belgio, Italia, Turchia e Marocco. Non intendevamo creare un'equazione scontata, ma ci sembrava che potesse essere stimolante, sia per gli artisti che per i locali, confrontarsi con persone con cui si condivideva l'origine ma non il destino.
Di soldi per i progetti paralleli, dalle casse di Manifesta, non ce n'erano. Nell'arco di pochi mesi (la risposta alla nostra domanda è arrivata a fine febbraio) abbiamo dovuto fare fundraising, trovare sponsor, studiare con gli artisti progetti low budget, capire come ospitarli a Genk, e trovare le location adatte. I fondi sono arrivati dalla città di Genk, dal Kostfach di Stoccolma (dove Michela sta facendo una residenza per curatori) e da alcuni sponsor, come la galleria Alberto Peola di Torino, che ha sostenuto la partecipazione di Fatma Bucak, e il GAI, che ha coperto le spese di AuroraMeccanica.

Younes Ramoun, Khamsa Badiya-Madina. Performance sul mercato di Vennestraat
Quando Michela ed io ci trovavamo a Genk dormivamo ospiti da Don Claudio, un prete operaio che ha studiato a Torino con Gianni Vattimo. Le associazioni locali si sono rese subito disponibili ad aiutarci a livello pratico e gli abitanti e commercianti di Vennestraat hanno accolto con entusiasmo il progetto. I materiali per le opere ci sono stati in gran parte prestati. Il signor Costa, padrone del cinema dismesso di Winterslag, è stato fondamentale per le video installazioni. È di origini cretesi (dice sempre, ridendo, di essere un "cretino"), e possiede centinaia di vecchi televisori, che ripara per combattere il vizio contemporaneo di comprare cose nuove invece che aggiustarle. Gli artisti, arrivati a Genk nei giorni precedenti all'inaugurazione della mostra, hanno lavorato con quello che c'era a disposizione, con flessibilità, sensibilità e un creativo spirito di adattamento. Per la realizzazione materiale dei lavori siamo stati aiutati da alcuni amici arrivati per l'occasione dall'Italia, come Stefano Riba, un giovane gallerista di Torino. La collaborazione che si è creata tra tutti è stata molto costruttiva, e i lavori, sia gli interventi temporanei sul mercato che le installazioni nelle sedi di Vennestraat hanno coinvolto la gente del luogo e lasciato un segno. In questo scambio, nell'incontro tra il lavoro di un gruppo di artisti internazionali e il tessuto sociale di una sperduta cittadina ex mineraria, si trova il cuore del nostro progetto. Gli ex operai e le loro famiglie, sospesi in un limbo post industriale, devono affrontare la trasformazione, economica e sociale, della regione in cui vivono. E l'arte, in questo caso, ha assunto la responsabilità del suo ruolo nella società.

Premiopoli/2 - In arrivo la nona edizione del Celeste Prize.


Quattro sezioni e quaranta finalisti
all'Ex Gil di Trastevere


pubblicato lunedì 17 settembre 2012 da Exibart
Ex Gil, Roma

Sempre più fitta la selva di Premi e iniziative arriva oggi la comunicazione dei 40 finalisti della nona edizione del Premio Celeste, istituito nel 2004, che dal prossimo 20 ottobre al 2 novembre sarà ospitato all'Ex Gil di Trastevere, l'edificio-manifesto del Razionalismo, progettato da Luigi Moretti e inaugurato nel 1933. 

Un evento espositivo, un catalogo, ma soprattutto l'assegnazione finale di 6 premi per un totale di 20mila euro nelle sezioni di Pittura, Fotografia e Grafica, Video e Animazione, Installazione-Scultura e Performance più un "Premio del Curatore", quest'anno lo stilista Antonio Marras, e un "Premio del Pubblico". Oltre alle opere finaliste, sul catalogo saranno pubblicati 75 lavori e il Comitato di Selezione pubblicherà online le 5 opere preferite in ognuna delle 4 categorie del premio. Le 10 opere in ogni categoria che riceveranno il maggior numero di preferenze saranno ammesse alla mostra finale.

Una piattaforma, quella del Premio Celeste, che è diventata anche un network online dedicato a tutti gli operatori dell’arte contemporanea, e che conta attualmente 40mila membri.

Per conoscere tutti i finalisti della nuova edizione del Premio potete cliccare su premioceleste.it; noi, qui vi riportiamo qualche nome: nella sezione Pittura e Grafica troveremo Eloise Amadei, Giuseppe Paolillo, Ping Li e Giuseppe Sassone; Karmil Cardone, Marica Moretti, Francesca Randi e Jaqueline Tune nella categoria dedicata alla Fotografia; Simona Barzaghi, Fabrizio Bellomo e Luther Blisset per Video e Animazione; Altrosguardo, Simona Da Pozzo e Santissimi nello spazio dedicato alle Installazioni.

Russia, scena aperta

Da Exibart

pubblicato domenica 16 settembre 2012


Vi proponiamo un'anticipazione dell'intervista esclusiva che ci ha rilasciato Anton Belov, direttore di Garage, il celebre centro moscovita per l'arte contemporanea. Che ci spiega come la scena artistica russa sia ricca di potenzialità. Proprio a partire da quelli che possono sembrare i suoi maggiori difetti. L'intervista completa la trovate sul prossimo Exibart Onpaper a giorni in uscita [di Anna Vassilenko]
pubblicato domenica 16 settembre 2012


 

Il Centro per la Cultura Contemporanea Garage è famoso non solo in Russia e non solo grazie a Dasha Zhukova, fondatrice della galleria e compagna del magnate Roman Abramovich. Garage ha creato il suo marchio riconosciuto nel mondo dell’arte grazie a un lavoro attento con gli artisti russi e internazionali d’avanguardia. A Mosca è diventato il punto di pellegrinaggio per tutti gli appassionati d’arte e un esempio di istituzione impegnata nella formazione: da centro educativo per tutte le età alle conferenze e lezioni tenute da esperti di fama internazionale e corsi post laurea nel campo delle arti e di art management. Ora, con l'ultima iniziativa, Garage incrementa ulteriormente il suo profilo innovativo, sponsorizzando un sistema di borse di studio per il sostegno dei giovani artisti, pratica fondamentalmente nuova per la Russia. Garage si è trasferito dalla periferia al centro di Mosca, a Gorkij Park. Ma una febbre di traslochi sembra averlo attaccato fino al raggiungimento della sede definitica presso l’edificio principale dell’ex ristorante Vremena Goda, ristrutturato dall’architetto olandese Rem Koolhaas in collaborazione con FORM bureau. Lo spazio si articolerà su due piani che includeranno sale espositive, centro creativo per i bambini, libreria, caffetteria e sala conferenze. Apertura prevista nel 2013.
Questa estate il lavoro di Garage si è svolto al Padiglione Estivo, costruito da cinque giovani architetti russi, ma a settembre è attesa l’apertura del Padiglione Temporaneo, progettato dall’architetto giapponese Shigeru Ban, noto per l’uso dei materiali poveri come carta e cartone. 
Mentre Dasha Zhukova è "il volto” di Garage, la sua struttura è gestita da un giovane art manager, Anton Belov. È a lui che chiediamo di darci la sua versione della scena artistica contemporanea in Russia.



Ultimamente si nota l’interesse crescente verso l’arte contemporanea e lo sviluppo costante delle attività private: Garage, Stella Art Foundation, Fondazione Victoria, Winzavod, Fondazione Artchronika sono tutti i soggetti della comunità formata delle organizzazioni private con una propria politica culturale. Come definisce il ruolo del capitale privato?
«Per l'arte contemporanea, nel nostro Paese il capitale, per fortuna o purtroppo, determina tutto. Istituisce premi, organizza concorsi e grandi mostre importanti. E si occupa anche dell'educazione: Institute for Problems of Contemporary Art, Strelka Institute nascono tutte come iniziative private. Fino a ora le attività dello Stato sono piuttosto scarse e insufficienti».



Questa situazione può motivare lo Stato ad essere più attivo? Forse possiamo leggere l'annuncio dell’istituzione del Museo Statale d’Arte Contemporanea, che sarà edificato a partire dalla collezione del National Center for Contemporary Art (NCCA) di Mosca, come una reazione a questo stato di cose?
«La creazione di un museo sulla base del NCCA era un processo indipendente e a lungo termine che ora sta guadagnando slancio, si formano i comitati. Con l’incarico di rappresentante del Garage sono entrato nel Consiglio Pubblico a fianco del Ministero della Cultura. Durante la prima riunione del comitato sull'arte contemporanea sono state individuate delle questioni importanti e, se si arriverà a una decisione in tempi brevi tempi, continueremo a lavorare insieme Lo Stato è interessato e sta cercando di comunicare con noi, ma quello che ci preme è capire che cosa accadrà e se le dichiarazioni non rimarranno solo parole. Sicuramente abbiamo bisogno di un supporto statale sistematico per gli artisti e per i critici, di incrementare l'importazione e l'esportazione dell'arte. Ed è più importante sostenere le istituzioni private ed efficienti, che quelle statali e inefficienti. In questo momento lo Stato può avere tanto da fare».




La situazione artistica russa contemporanea sembra realizzare i sogni degli anni Novanta, quando il desiderio degli artisti era di arrivare al mercato, di avere la possibilità di esporre e di viaggiare con le mostre all’estero. Ma non sarà che l’arte si è troppo focalizzata sul mercato, mentre i musei, dimenticando la loro funzione principale di intermediario indipendente, sono pronti a esporre ogni artista, purché di successo?
«Certamente, il mercato ha una sua influenza, controlla tutto e qualsiasi fiera oggi sarà più visitata della biennale. Il compito delle istituzioni, credo, è sostenere l’artista, pensando non tanto ai soldi quanto ai nuovi progetti e alle possibilità che gli può aprire. Per quanto riguarda l’attività espositiva, qualsiasi istituzione ha qualcosa che gli si può rimproverare, come per esempio dare in affitto le sale per le mostre promosse da gallerie o altro. Penso che questa sia una caratteristica della situazione russa: in primo luogo abbiamo pochi artisti, in secondo luogo tutti abbiamo finanziamenti limitati. Il budget del Moscow Museum of Modern Art, ad esempio, spesso non consente di realizzare grandi progetti e di alta qualità. D’altra parte, mentre i musei internazionali sono dipendenti dal Consiglio Direttivo, i cui membri determinano quali mostre vedranno la luce e quali no, in Russia, avendo la possibilità di esporre qualsiasi artista, si rivelano realtà che in altre situazioni rischiano di rimanere invisibili. Sarà una cosa buona o cattiva, non è questo il punto, ma è una differenza importante. Il fatto che ogni artista possa contare su una mostra al museo è fantastico, è proprio il sogno utopico realizzato. E qui c’è sempre anche la possibilità di aprire una galleria, che all’estero non sarebbe riconosciuta come tale. E che in Russia, invece, può tranquillamente funzionare».



Parlando delle gallerie, quale sviluppo vede per l’arte contemporanea, vista la chiusura delle tre realtà più attive del gallery business?
«Non posso dire che oggi ci siano problemi con le vendite, i collezionisti ci sono, gli artisti sanno bene come entrare nel mercato internazionale e hanno esperienza di lavoro con le istituzioni internazionali. Bisogna essere in grado di lavorare in qualsiasi situazione, anche in un momento di crisi come l'attuale. Se parliamo di cosa è cambiato, direi che negli ultimi anni le esigenze degli artisti e dei galleristi sono notevolmente cresciute. Aumentano le richieste e i bisogni, e questo non sempre corrisponde alle possibilità attuali. Ma tutto è in via di sviluppo, in futuro si vedrà».