venerdì 28 dicembre 2012

Italiani nel mondo:

i Fuksas per il centro culturale Chengdu Tianfu, quattro volumi ellittici nello Sichuan
pubblicato venerdì 21 dicembre 2012
Chengdu Tianfu culture and performing arts centre, rendering del progetto di Massimiliano e Doriana Fuksas. Courtesy Studio Fuksas

Un altro tocco di italianità si aggiunge alle file dei progetti del colosso cinese. Stavolta però non siamo a Pechino, Shanghai o Shenzen, ma a Chengdu, capitale della provincia di Sichuan. Qui i nostri archistar connazionali Massimiliano e Doriana Fuksas, si sono aggiudicati il bando per la progettazione del Chengdu Tianfu Cultura & Performing Centre.
Il complesso si compone di quattro volumi ellittici, ispirati all'antico simbolo della città cinese, composto da un cerchio con un sole e raggi a spirale, che aprono secondo l'interpretazione data al bando, la volontà della comunità locale diguardare al 
futuro focalizzandosi sull'arte e la cultura. 
Ma come sarà questo nuovo mega-progetto? Il complesso sarà costituito da un centro per le arti dello spettacolo, che sarà sede di due teatri per un totale di mille e 800 posti a sedere, una sala da concerti con 600 posti a sedere, un altro centro culturale che comprende un teatro con quasi 3mila posti a disposizione per il pubblico, una galleria-museo, un appartamento per gli artisti in residenza e spazi, ovviamente, per uffici e associazioni. Totale? 110mila metri quadrati.
Quattro costruzioni tondeggianti che saranno avvolte da una pelle metallica e traforata, a lasciare filtrare la luce naturale sull'interno e il verde del parco che verrà a sua volta realizzato per l'occasione e che sarà ispirato alla natura presente sulle colline che circondano la quinta città cinese più popolosa. L'inizio dei lavori di costruzione è previsto per i primi mesi del 2013, e ad occuparsene sarà un team quasi esclusivamente tutto italiano. Costo stimato dell'operazione? 150 milioni di euro.

Il "Food" parte da Ginevra.

Prima puntata del progetto di Adelina Von Fürstenberg al Musée Ariana. In attesa di Expo 2015
pubblicato lunedì 17 dicembre 2012
Marina Abramovic, Onion

Cibo, ovvero salute, ovvero economia, ovvero cultura. Semplificando ai minimi termini è anche, e soprattutto, su queste basi che muove il progetto ideato da Adelina Von Fürstenberg "Food", promosso dalla ONG "Art for the world".
Una mostra itinerante, presentata a Milano lo scorso 16 ottobre, che prenderà il via domani al Musée Ariana di Ginevra, con la prima tranche di artisti che esporranno nell'istituzione del quartiere delle organizzazioni internazionali, nei pressi della sede delle Nazioni Unite.
"Food", inoltre, non è solo un'esposizione che crescerà e varierà nel corso del suo pellegrinaggio, previsto nel 2013-14 a San Paolo del Brasile e a Marsiglia, ma è direttamente ispirata dal tema dell'Expo 2015 di Milano "Nutrire il Pianeta", sede dove la mostra tornerà sia dopo la star up svizzera, allo Spazio Oberdan nel 2013, sia a chiudere il proprio ciclo, nel 2015.
"Food" si pone come una ricognizione sulla conservazione della nostra Madre Terra, con una conseguente chiave di lettura critica nei confronti degli avvenimenti che hanno prodotto una dimensione capitalistica delle risorse, l'avvelenamento dell'agricoltura con le problematiche dei cambiamenti climatici e il divario nella distribuzione di alimentazione del mondo, solo per fare alcuni esempi.
Volete sapere chi saranno i primi a rientrare nel grande progetto? Una rosa di moltissimi big, che si sono confrontati col tema del cibo in maniera più pop o più intimista, storica o poetica, e dove spesso spezie, grasso e alimenti più svariati sono entrati nel corpus della produzione: Marina Abramovic, John Armleder, Joseph Beuys, Marcel Broodthaers, Mircea Cantor, Lenora de Barros, Subodh Gupta, Jannis Kounellis, Los Carpinteros, Anna Maria Maiolino, Marcello Maloberti, Cildo Meireles, Miralda, Tony Morgan, Liliana Moro, Gianni Motti, Ernesto Neto, Meret Oppenheim, Angelo Plessas, Pipilotti Rist, Dieter Roth, Shimabuku, Vivianne van Singer, Raghubir Singh, Daniel Spoerri, Barthélémy Toguo e Nari Ward, con l'aggiunta di video firmati da Jia Zhang-Ke, Murali Nair, Idrissa Ouedraogo e Pablo Trapero.
Il primo punto fermo di un programma, quello dell'Esposizione Internazionale di Milano, che ancora non pare navigare in acque troppo chiare, anzi.

Nuova direzione cercasi.

Stavolta per l'ar/ge Kunst di Bolzano, quasi orfano di Luigi Fassi. Ecco cosa, e chi, serve alla galleria
pubblicato lunedì 17 dicembre 2012
ar/ge kunst, Bolzano

Ormai sembra di essere in presenza dei cartelli del West "Wanted! Dead or Alive". Ma non si tratta di una caccia al bandito quanto di direttori di musei e gallerie dagli ottimi profili internazionali, di comprovata esperienza e di capacità relazionale. E mentre per il MADRE mancano pochi giorni all'annuncio della sua nuova "testa", cercata in questi mesi con una serie di buone pratiche che hanno portato a 33 application valide, fino al 31 gennaio sarà in pista l'ar/ge Kunst di Bolzano, nella ricerca della sua nuova guida, all'indomani dell'abbandono di Luigi Fassi, emigrato verso Graz. Cosa serve per poter sperare di essere assunti? Esperienza internazionale pertinente all'interno del mondo dell'arte in strutture analoghe; bilinguismo tedesco o italiano e inglese e anche "affidabilità, lealtà e integrità". In cambio il nuovo direttore della galleria, fondata nel 1895 come associazione privata al fine di promuovere l'arte contemporanea, potrà proseguire la propria attività indipendente -perché si tratterà di un contratto part-time. Ma il nuovo capo dovrà anche possedere capacità organizzative e di comunicazione, nonché le competenze di project management e di bilancio e, dulcis in fundo e forse punto più importante, la capacità di "improvvisare" in base alle esigenze della struttura. Con questa crisi d'altronde è un elemento essenziale anche la "mobilità" di pensiero.
Il programma da sviluppare? Cinque grandi mostre l'anno, insieme al supporto di eventi e presentazioni con critici d'arte, curatori ed addetti ai lavori vari ed eventuali.
E visto che l'ar/ge Kunst nella sua mission vuole scoprire posizioni artistiche innovative e durevoli, con la presentazione di artisti internazionali e locali che rivelino un approccio indipendente intorno alle tematiche della società e dell'ambiente, è ricercato anche un approccio sperimentale e interdisciplinare nel futuro neo-direttore. Le domande vanno presentate entro il prossimo 31 gennaio. Il primo giorno di lavoro sarà l'1 aprile 2013. E finirà 3 anni più tardi.

Opere in dono al pubblico.

Un progetto racconta modalità e relazioni, partendo dalle Biennali di Venezia
pubblicato lunedì 17 dicembre 2012
Felix Gonzales Torres, Untitled (Silver Beach) (1990), Padiglione USA @ 52°Biennale di Venezia (2007)

"I doni degli artisti nelle Biennali di Venezia" è un'indagine in progress a cura di Monica Bosaro, Ilaria Gentilini e Francesca Valenzano, dello IAUV di Venezia, che hanno pensato di operare una ricognizione di tutte quelle opere all'interno delle quali venivano offerti oggetti che potevano essere presi dal pubblico e portati via. Ovviamente però il raggio d'azione non è sterminato, si sofferma sugli episodi avvenuti all'interno della più grande manifestazione del contemporaneo di tutti i tempi: la Biennale di Venezia.
Un archivio storico e sociale, che una volta completato potrà tracciare anche un percorso parallelo nella storia dell'arte e nelle sue poetiche e obiettivi di condivisione: «Attualmente siamo ferme agli anni '80 perché dall'analisi dei cataloghi delle Biennali degli anni '70 non è emerso nulla di rilevante. Ed è per questo motivo che apriamo la nostra ricerca al contributo di persone che hanno vissuto quelle kermesse o che hanno memoria di azioni artistiche particolari, non registrate dai cataloghi» racconta Monica Bosaro.
Un archivio della memoria, al quale è stato chiesto di intervenire a critici d'arte, curatori, artisti e al settore arti visive della Biennale, anche per fugare la moltitudine di esempi presenti intorno al genere: «Oltre a dubbi di tipo tecnico, sono emersi interessanti questioni durante il processo di ricerca che ci hanno portato a chiederci se inserire o meno anche opere dove l'artista "donava un'esperienza da vivere" durante la Biennale, lasciando comunque un segno nel pubblico. Queste ultime sono intese come doni più immateriali, iscrivibili nelle più ampie categorie di "esperienze" o "giochi", come può essere stata l'installazione di Boltanski all'ultima Biennale».
Ovviamente l'indagine è aperta a tutti e domani le tre studiose saranno a Palazzetto Tito di Venezia, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, per conversare con chiunque abbia ricordi in merito.
L'archivio traslocherà poi a Milano, in Viafarini, dal prossimo 21 gennaio, dove, con un recapito mail i visitatori potranno scrivere per suggerire soluzioni ai dubbi sollevate dalle tre studiosi o ricordando doni mancanti nell'elenco.
Il pubblico, inoltre, alla fine della tappa milanese, diventerà a sua volta agente della mostra: i "regali" recuperati e collezionati duranti i pellegrinaggi dell'arte saranno esposti durante una conferenza nella quale sarà presentata la ricerca. «Il lavoro di ricerca, visto l'interesse che sta suscitando su vari fronti, probabilmente sarà portato avanti anche dopo la mostra e potrà legarsi ad altre tematiche legate al dono, come quelle per esempio dell'acquisizione di questa tipologia di opere da parte dei musei che, per adesso, non sono state prese in considerazione» ribadisce ancora Bosaro. Un modo intelligente e raffinato per fare ordine negli esempi primari della "condivisione" contemporanea, che hanno riempito le case di appassionati e che permesso una nuova vita dell'arte, fatta di meno contemplazione e più "azione".

Rimettere mano al territorio "dov'era".

Convegno sul restauro a Ferrara, per ricostruire all'indomani del sisma
pubblicato lunedì 17 dicembre 2012
Castello Estense, Ferrara

"Dov'era, ma non com'era". Non poteva esserci titolo più azzeccato per introdurre il convegno di domani, a Palazzo Tassoni Estense di Ferrara, preludio a quello che sarà il prossimo Salone del Restauro nella città emiliana, previsto dal prossimo 20 marzo.
Non si poteva in alcun modo tralasciare la realtà dei fatti, quella del disastroso terremoto che ha colpito la regione nello scorso maggio e che ancora fa risentire i suoi effetti, sia nell'architettura quanto in un turismo che è stato duramente colpito, e che nella sola provincia di Ferrara ha visto un calo della metà delle presenze dal 2011 al 2012, come vi abbiamo anche raccontato in una news poco tempo fa.
Dalle 10, domattina, alla Facoltà di architettura, un team di esperti presenterà quindi in anteprima alcune tematiche che saranno affrontate nel corso della XX edizione della Fiera, che riguardano proprio la ricostruzione sia delle architetture messe a dura prova dal sisma, sia dei tessuti storici edilizi. Uno sguardo che servirà anche per gettare un po' di chiarezza sulle problematiche che si sono via via delineate in questi mesi "postumi": ricostruire mimeticamente tutto quello che è andato perduto nella catastrofe, seguendo dunque la modalità del "Dov'era, com'era", registrando anche una serie di costi eccessivi per l'epoca attuale e un fronte forse troppo complicato da gestire o, altra soluzione, sostituire integralmente ciò che è andato perso con una nuova architettura? Argomenti delicati, che approdano sui tavoli delle Soprintendenze e dei Ministeri all'indomani di tutte le grandi calamità. Quello che a Ferrara si tenterà di tracciare sarà, invece, la necessità di un restauro con finalità conservative, sia che si tratti di reintegrare parti perdute di un monumento significativo per la comunità, sia che si tratti di ricostruire zone dei tessuti urbani. Impossibile da replicare "com'era", ma doveroso rimettere mano "dov'era", per evitare di spodestare intere cittadinanze dal loro vissuto e dal territorio. Al convegno prenderanno parola Carlo Amadori, capo progetto di "Restauro", Carla Di Francesco, Direttore Regionale BB.CC. dell'Emilia-Romagna, il professor Marcello Balzani, Responsabile Scientifico del TekneHub, Tecnopolo dell’Università degli Studi di Ferrara e Riccardo Dalla Nigra, ordinario di Restauro Architettonico alla Facoltà di Architettura di Ferrara.

Il Re-birth Day trova, forse, l'ultima e globale dimensione

Decine di migliaia di mani per Pistoletto, da Torino a S.U.S.A. 
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
S.U.S.A, 12-12-12, 12:21

Se non fosse perché ormai lo conosciamo bene, la cabala avrebbe il sopravvento. E invece Michelangelo Pistoletto persevera e domani, 21 dicembre 2012, alle 12.21, lancia a livello internazionale il progetto del Rebirth-day, e lo fa coinvolgendo qualcosa come 53 chilometri di territorio, da Torino a Susa, che per tre minuti si stringeranno mano nella mano. Proprio così, una catena umana formerà un'unica linea intitolata "S.U.S.A." - Sentiero Umano di Solidarietà Artistica e Ambientale: una moltitudine di persone si uniranno da Piazza Castello fino al paese della valle, collegando fisicamente i due luoghi con l'aiuto di 100mila mani. Un progetto comunitario, che da oltre un anno svolge una partecipazione attiva tra  cittadini, volontari, enti locali, associazioni, istituzioni territoriali, culturali, sanitarie e scolastiche e che ha coinvolto anche le Officine Sistemiche del Politecnico del capoluogo piemontese, che hanno predisposto la valutazione di impatto ambientale del progetto fin dalla sua fase iniziale.
Un momento se non storico, che di certo segnerà il trionfo di popolarità per il Maestro dell'Arte Povera, e che a Torino aprirà una serie di eventi: alle 10, a Palazzo Madama, la conferenza "Arte, cervello e relazioni sociali", una maratona di letteratura pomeridiana al Circolo dei Lettori e una di teatro sociale e di comunità al Castello di Rivoli. Volete partecipare? Basta iscriversi suwww.sentieroumano.it, e scegliere il punto del percorso che si vuole presidiare. Insomma stavolta siamo al capolinea, meglio di così non si può fare, vero? Dopo il "Terzo Paradiso" in ogni salsa, dal sagrato del Duomo di Milano alle Terme di Caracalla, non si potrà di certo replicare il 21 dicembre 2012 all'infinito, giusto? Forse, ma vi basti sapere che Pistoletto domani arriverà anche a Le Moulin, sede francese di Galleria Continua, per proporre alla cittadinanza locale la versione del Re-birth day d'oltralpe. Finita qui? No, perché una selezione dei materiali video di tutti gli avvenimenti del Re-birth day sarà presentata nell’ambito dell’esposizione Michelangelo Pistoletto, année un - le paradis sur terre, che si terrà al Louvre dal prossimo 23 Aprile. Altro che chilometri zero! Ma ora, dunque, rinasciamo! E voltiamo pagina.

L'ibrido tra pratica dell'arte e tecnologia a Monselice.

Ecco i risultati del workshop di Villa Scamozzi. Tre domande a Stefano Coletto
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
Villa Duodo di Monselice, Nuova sede di M31

Metti 15 giovani artisti della Bevilacqua La Masa, sotto la guida del curatore Stefano Coletto, a confronto con quattro ingegneri. Metti di trovarli in una splendida villa del '500, piuttosto isolata, nelle campagne di Padova, nei pressi del paese di Monselice. Questa è la scenografia e la trama di "Pratiche sulla terza cultura", seminario per inaugurare la nuova sede di M31, incubatore tecnologico con sede in Italia, a Padova e nella Silicon Valley. Roberto Fassone, Giulio Frigo, Martino Genchi, Gruppo Blauer Hase, Diego Marcon, Alessandra Messali, Claudia Rossini, Davide Spillari ed Elisa Strinna si sono confrontati con Pier Mattia Avesani, Fabio d’Alessi, David Eccher, Rudi Verago per trovare un canale che possa "innovare l’innovazione", in un dialogo complesso tra arte e tecnologia. 
Un workshop a porte chiuse, che ieri sera si è discusso con Cristiano Seganfreddo, direttore di Progetto Marzotto, e la partecipazione di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, Ruggero Frezza, presidente M31 e Alessandro Russello, direttore del Corriere del Veneto.
L’obiettivo? mettere in relazione la cultura scientifica e umanistica in un incontro tra forme di creatività differenti, indagando i rapporti che intercorrono nelle varie discipline. Abbiamo chiesto a Stefano Coletto di raccontarci com'è andata a finire.
Che cosa è risultato dal workshop? Ci sono stati temi più preponderanti venuti alla luce?
«Il workshop è servito per avviare un confronto partendo dalle reciproche pratiche. Questo è molto importante; tutte le questioni teoriche sono state calate nell'esperienza concreta dei partecipanti. I temi discussi sono stati: il meccanismo interiore che spinge a inventare e a realizzare un lavoro artistico; il concetto di emozione legato alla realizzazione di oggetti artistici e tecnologici; la necessità di riflettere sui limiti (materiali, conoscitivi, umani) per attivare uno scarto, una soluzione, un'invenzione; la necessità di fare interagire rigore tecnico scientifico con una visione più complessa dell'individuo e dei suoi bisogni reali».
Come si possono far dialogare, concretamente, arte e scienza nel contemporaneo, due pratiche che sono state in qualche modo sempre a braccetto?
«Nell'arte il dialogo e la relazione esiste da sempre. Basti pensare alle grandi installazioni interattive, all'uso di materiali sofisticati, alle opere ambientali; tutte le collaborazioni tra tecnici, informatici, artigiani e il pensiero dell'artista producono entusiasmo e soddisfazione: il professionista percepisce una valorizzazione autentica delle sue competenze; l'artista vede realizzata la sua intenzione, che è progetto e pensiero spesso laterale. L'innovazione alla fine di questo processo è culturale e c'è un ritorno qualitativo sulla società che ospita questi processi».
Sono previste future collaborazioni tra Bevilacqua La Masa e M31 alla Villa Duodo di Monselice? 
«Sostanzialmente la Fondazione Bevilacqua La Masa è un incubatore di artisti. Ogni incubatore dovrebbe attivare network per sviluppare i progetti che ospita. Sarebbe molto bello quindi continuare la collaborazione. Noi auspichiamo di realizzare iniziative future non solo di confronto dialettico ma di produzione di lavori; un terzo luogo (parafrasando il titolo del workshop) di sperimentazione, dove tecnologia rivolta al futuro e pensiero rivolto alla complessità dell'individuo trovino una sintesi».

Rivoluzione in casa Combat Prize.

Due nuove sezioni del concorso, variazione della giuria e l'aggiunta di una residenza a Belgrado
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
Radenko Milak, Bordello of Warriors (Sarajevo 1993), charcoal and ink, paper, 48x61 (opera in concorso), Premio Combat

Quarta edizione per un premio che si rinnova e che pare avere mire sempre più alte. Stiamo parlando del concorso Combat, che ha aperto ufficialmente oggi le nuove iscrizioni per l'edizione 2013, che si chiuderanno il prossimo 20 aprile. E nonostante ad ogni edizione difatti il Premio si caratterizzi per percorsi e modalità sempre diverse, quest'anni ci sono almeno un paio di grosse novità che mirano anche all'allargamento del bacino di utenza dei concorrenti. Oltre alle sezioni di Pittura, Fotografia e Grafica, il campo da quest'anno sarà aperto anche a due nuove discipline: Video e Scultura/Installazione, che riceveranno un primo premio di 4mila euro. Giuria popolare e giuria online invece budget invariato: 500 euro ai primi sul podio.
La seconda grande novità è che, parallelamente alla residenza berlinese messa in palio anche nell'edizione di quest'anno, sarà messa al bando un'altra residenza, di due mesi, a Belgrado, nuovo centro propulsore del contemporaneo nel panorama europeo.
Dulcis in fundo si rinnova anche la giuria che sceglierà i vincitori: quest'anno al tavolo di lavoro siederanno il curatore cileno Antonio Arévalo, Andrea  Bruciati, Gigliola Foschi e Marco Tonelli, mentre tornano Francesca Baboni e Stefano Taddei con l’artista serbo Mrdjan Bajic. Raddoppia invece la durata di apertura della mostra rispetto allo scorso anno, ma soprattutto si estenderà la location espositiva: non solo al Museo Fattori di Livorno, ma anche al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo.
Potete già iniziare a inoltrare i vostri progetti, c'è posto per 80 finalisti!

Tutti i "Terna" 2012.

 Oggi le premiazioni del concorso più famoso d'Italia. Le opere in mostra al Tempio di Adriano
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
Daniela De Lorenzo per Terna

Se fosse un concorrente sarebbe un vero "asso pigliatutto": stiamo parlando di Terna, che quest'anno è giunto alla quarta edizione, con il tema "Dentro e fuori luogo. Senza rete. Il territorio per l’arte". Gli artisti vincitori sono stati premiati oggi dal Ministro Lorenzo Ornaghi, Luigi Roth, Presidente Terna, e dai curatori del Premio Cristiana Collu, Èric de Chassey, Gabriele Francesco Sassone, Gianluca Marziani e Denis Viva. 
Patrocinato anche dalla Presidenza della Repubblica, quest'anno Terna ha visto 2mila e 800 partecipanti che sono stati selezionati dallo stesso Roth e Flavio Cattaneo, Marzia Corraini, i collezionisti Antoine de Galbert, Camilla Nesbitt e Alda Fendi, il gallerista Kamel Mennour, l'ormai "sdoppiato" Michelangelo Pistoletto,  Olga Sbiblova, direttrice del MAMM di Mosca e Alessandro Villari, architetto paesaggista. 
Al Tempio di Adriano, inoltre, sono esposti anche i progetti artistici d’intervento sulla linea elettrica Foggia – Benevento: i "terawatt", la categoria degli artisti internazionali per la sezione, sono  Luigi Serafini, Davide Nido, Andrea Sala, Alberto di Fabio, Chiara Dynys, Adrian Tranquilli, Perino&Vele, Pablo Echaurren, Roberto Baldazzini, Brigates, Marcello Maloberti, Flavio Favelli, Marco Ferreri e Alfredo Pirri. Ma sarà Daniela De Lorenzo, la prima classificata, a firmare il primo traliccio, in un'operazione di recupero dell’identità territoriale. Come vi avevamo già annunciato, il premio Gigawatt, dedicato agli artisti under 35, è andato a Simone Cametti con l’opera Europe Moon. Secondo e terzo podio per Anna Franceschini e Margherita Moscardini, mentre per i "Megawatt", ovvero gli over 35, è Marco Belfiore con Clown White. Argento e bronzo per Christian Niccoli e Meris Angioletti. Irina Korina vince nella categoria "Connectivity", mentre per gli under 23, selezionati dalla Galerie Mario Mazzoli di Berlino,  SpazioA di Pistoia e Mother’s Tank Station di Dublino, ha vinto Elena Hamerski con l’opera Studio sull’impossibile
Per la nuova categoria l’ "Arte Genera l’Arte" dedicata agli studenti delle accademie di moda, design e arte, e organizzata insieme al Santa Cecilia, vincitore è Yaprak Akinci, dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Sabrina Muzi invece si porta a casa il Premio Online: la sua opera è stata infatti la più cliccata sul web.
I primi classificati "Megawatt" e "Gigawatt", inoltre, avranno diritto a un Artist Residency Program in collaborazione con il Multimedia Art Museum di  Mosca, mentre la Korina andrà tre mesi in residenza a La Città dell’Arte - Fondazione Pistoletto. Arrivederci alla prossima edizione ma intanto, fino al 10 gennaio, ci si vede in mostra.

illy. Per i Paesi emergenti

illy. Per i Paesi emergenti e per Bevilacqua La Masa. Bando per una residenza d'eccezione, tra nuovi contatti creativi e altri orizzonti
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
Anish Kapoor Ascension 2011 materiali vari | mixed media installazione site specific | site specific installation dimensioni variabili | variable dimensions Basilica di San Giorgio, Venezia Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin in collaborazione con illycaffè Photo: Oak Taylor-Smith

Che illy sia da sempre uno dei brand che più spesso ha messo la sua impresa a servizio dell'arte contemporanea, con progetti e sovvenzioni, è cosa risaputa. E visto che l'attenzione si è particolarmente spostata, negli ultimi tempi sempre più spesso, ai Paesi emergenti, la celebre marca ha deciso di mettere un nuovo tassello al progetto, nato nel 2007, illy SustainArt, dedicato alla promozione e valorizzazione dell’arte delle zone in via di sviluppo.
Agli artisti/curatori iscritti al portale www.illysustainArt.org verrà infatti data la possibilità di accedere a una residenza studio della durata di tre mesi, dal prossimo agosto alla Bevilacqua la Masa di Venezia.
Eppure, anche in questo caso, la residenza non sarà un progetto solitario, in un ambiente certo stimolante, ma forse particolarmente alieno dalla zona di provenienza del giovane selezionato, ma un percorso di studio in cui l’artista/curatore potrà lavorare a stretto contatto con gli altri giovani assegnatari degli studi della Fondazione e partecipare con loro alle tante iniziative annualmente organizzate per gli ospiti degli atelier. Anche lui insomma avrà un atelier personale all’interno del complesso di studi di SS.Cosma e Damiano e aprirà le sue porte alle visite di giornalisti, critici e curatori del settore, provenienti da istituzioni dedicate alla promozione della giovane arte, come il Palais de Tokyo di Parigi, il Camden Arts Centre di Londra o il Künstlerhaus Bethanien di Berlino.
«Nella formazione di un artista, il rapporto con i propri pari è sempre fondamentale, soprattutto se in un luogo diverso da quello d'origine. La residenza diventa così un modo per inserirsi dentro il proprio lavoro e fuori dal proprio contesto abituale, in un mondo di stimoli nuovi e intensi. L'idea di residenza d'artista ha questo nocciolo» ha dichiarato Angela Vettese, presidente della Fondazione veneziana.
Per partecipare all'open call c'è tempo fino al prossimo 8 marzo. I progetti saranno valutati da una giuria composta dalla stessa Vettese, presieduta da Michelangelo Pistoletto, con i curatori Meskerem Assegued per l'Etiopia, l'argentino Carlos Basualdo, Suman Gopinath  per l'India, Gerardo Mosquera da Cuba, Mariangela Mendez Prencke, Colombia, e da Carlo Bach, direttore artistico illycaffè. Ovviamente su www.illysustainArt.org

Quando l'arte contemporanea non è autoreferenziale.

Ottanta opere in asta per le madri dell'Africa, a sostegno dell'AMREF
pubblicato giovedì 20 dicembre 2012
Tatsuo Uemon Ikeda

"Stand up for the African Mothers", ovvero quelle quasi 200mila donne che ogni anno perdono la vita nelle zone dell'Africa Sub-sahariana, nel mettere al mondo i propri figli. Un dramma della povertà e dell'ignoranza, dovuto a condizioni di parto inadeguate, dove manca personale idoneo e strutture adatte ad assistere e ospitare le partorienti. Una battaglia contro la situazione africana la sta combattendo AMREF, organizzazione sanitaria privata e senza fini di lucro che domani, dalle 16, con l'aiuto della casa d'aste romana il Babuino, metterà all'incanto 80 opere di altrettanti artisti contemporanei, che hanno accettato di donare i lavori per la causa. L'elenco dei pezzi in vendita, visibili recandosi direttamente alla sede romana, vedranno il loro ricavato devoluto nella formazione di 15mila nuove ostetriche entro il 2015, che potranno aiutare qualcosa come 500 donne l'anno l'una, e far crescere in sicurezza oltre 50 bambini al mese. Ma domani, al Babuino, vi sarà anche una dimensione "live" dell'arte: l'artista giapponese Tatsuo Uemon Ikeda, realizzerà un acquerello su tela, che potrà poi essere acquistato dal pubblico in sala alla fine dell'asta. Per una volta insomma l'arte guarda lontano, in una modalità davvero poco autoreferenziale, lasciando spazio alla beneficenza.

Sacro & Contemporaneo.

Accoppiata impossibile? Ci pensa “Luminous Body” di Marinella Senatore, in un progetto tutto pugliese
pubblicato venerdì 21 dicembre 2012
Marinella Senatore, Luminous Body, Triggiano 2012

Un incontro tra due "luminosità”: quella del sacro, della luce divina e quella dei colori di Marinella Senatore, artista che recentemente si è anche aggiudicata la "residenza” cagliaritana come regista del cambiamento del quartiere Sant'Elia. Domani invece Senatore sarà a Triggiano, in provincia di Bari, dove alla Chiesa Madre di Santa Maria Veterana "Il sacro incontra l'arte contemporanea”, tradizione natalizia inaugurata dall’Archeoclub d’Italia del paese pugliese "Nicolò De Filippis”, che in collaborazione con la Chiesa e l'Amministrazione comunale, commissiona ad un artista la realizzazione di un presepe all’interno dei suggestivi ambienti ipogei del luogo di culto.
Una rassegna ormai storica, visto che questa è la sua decima edizione, e che ci racconta, seppure in parte, il polso dell'arte contemporanea in Puglia, puzzle composto da una costellazione di progetti attivi sui più svariati fronti. Ma come ci mostrerà la più classica delle composizioni del Natale Marinella Senatore? In video "dal percorso sinestetico”, all’interno dell’ambiente sotterraneo di Triggiano, che si materializzerà mediante l’utilizzo di voci recitanti e musica. La stessa artista lo racconta come un collage, che parte dal concetto di nascita «nel senso di costruzione delle cose»,  per essere poi veicolato dalla forza espressiva della luce. Un incrocio di storie che raccontano il sacro in una concezione allargata. Una nuova punta di diamante si aggiunge, dopo gli interventi di Riccardo Dalisi, Piero Di Terlizzi, Lino Sivilli, Paolo Laudisa, Tarshito, Jolanda Spagno, Michele Zaza, Bianco-Valente e Franco Dell’Erba. In barba a chi ancora pensa che il contemporaneo non possa fare nulla per il Sacro nella sua più tradizionale concezione.

Palestina in Biennale.

Spunti di riflessione sull'arte come occupazione: Bashir Makhoul e Aissa Deebi gli artisti nominati
pubblicato sabato 22 dicembre 2012
OTHERWISE OCCUPIED, Padiglione Palestinese, Biennale di Venezia

Torna alla carica il germe "Occupy", negli ultimi mesi vagamente passato inosservato. Lo annuncia la Palestina, che sfodera nomi e temi della sua partecipazione alla prossima Biennale di Venezia.

Al Hoash è un'organizzazione no-profit di Gerusalemme che ha nella sua mission lo sviluppo dell'arte come elemento per "elevare" la comunicazione, l'innovazione, la libera espressione e l'orgoglio nazionale. Una piattaforma per la conoscenza della popolazione palestinese e per la volontà di esprimersi, esplorare, capire e rafforzare la propria identità, non solo culturale, attraverso la pratica visiva. Ma perché vi stiamo raccontando tutto ciò? Perché Al Hoash sarà il promotore della partecipazione palestinese alla rassegna, e metterà in scena "Otherwise Occupied", progetto curato da Bruce Ferguson con Rawan Sharaf, con la partecipazione degli artisti Bashir Makhoul e Aissa Deebi, che come molti coscritti, per poter riuscire a vivere, sono emigrati, mettendo in atto durante tutto il loro percorso poetico l'idea che, per avvicinarsi alla Palestina, sia necessario impegnarsi in nuovi modi di pensare o immaginare la nazione, fosse davvero necessario vivere a distanza dai suoi confini. 

Il progetto si inaugurerà il prossimo 29 maggio a Palazzo Cà Giustinian Recanati, sede del Liceo Artistico di Venezia, partendo da un assunto fondamentale: non bisogna pensare che la Palestina sia solo un territorio occupato. Da qui gli artisti metteranno in scena un approccio dove sarà invece l'arte l'elemento in grado di occupare spazi culturali altrimenti inaccessibili o invisibili, come ad esempio le labili zone di confine tra discipline che si intersecano: un approccio di pensiero critico che passa, senza troppo girarci intorno, alla situazione palestinese, territorio che ormai si pone come una costruzione dell'immaginario, in una nazione fondata su una diaspora antica, in una zona del mondo dove non esiste uno stato palestinese, ma moltissimi. Una "comunità immaginata", prendendo le parole di Benedict Anderson, che troverà territorio in laguna.



La penisola dei musei a Natale

Dall'App dedicata a Kandinsky a Pisa alle chiusure di Catania. 
pubblicato lunedì 24 dicembre 2012
Modigliani, ritratti dell’anima - veduta della mostra presso Castello Ursino, Catania 2010 - photo Mario Bucolo

Non saranno un po' troppe? Di certo il mercato delle App dell'arte in questi mesi ha avuto un'impennata a dir poco altissima. E non poteva mancare un dispositivo mobile che, in occasione del Natale, a Pisa potesse richiamare qualche visitatore in più. I-Kandinsky consentirà di visitare la mostra dedicata al maestro dell'astratto, a Palazzo Blu, con un nuovo modo di intendere il dispositivo: l'app abilita lo smartphone a visualizzare il contenuto di una specifica opera solo quando il visitatore si trova in prossimità di essa, ma i contenuti, una volta avvicinatisi alle opere, compreso il commento audio, rimarranno disponibili sullo smartphone del visitatore fino alla conclusione della mostra, il prossimo 3 febbraio. Un motivo in più per visitare l'esposizione, mentre in Sicilia, a Catania, i cittadini, in barba alla grande pubblicità che il circuito MiBAC sta facendo ai suoi musei "aperti per ferie" e a Natale, soprattutto a Roma, di Beni Culturali non potranno vederne. Perché? Perché le aperture del Castello Ursino, del palazzo della Cultura, del museo Emilio Greco e Belliniano, museo del Mare e della monumentale chiesa di S.Nicolò saranno ridotte e domani saranno tutti i beni gestiti dall'amministrazione comunale saranno completamente chiusi. Uno sberleffo ad abitanti -che hanno levato un coro di proteste- e turisti, in uno dei giorni dell'anno dove forse si registrerebbero più ingressi, che arriva dalla Sicilia che ha aperto nuovi spazi e promesso cambiamento. Ma tant'è, Natale è sempre Natale. E poco cambia.

Teresa Margolles vince la quinta edizione del Premio "Artes Mundi".


Acquisizione, invece, per la sempre più globetrotter Tania Bruguera
pubblicato giovedì 13 dicembre 2012
Teresa Margolles, Plancha, 2010, Museion 2011, courtesy: the artist. Foto: Othmar Seehauser

L'avevamo vista in Italia l'ultima volta nel 2011, al Museion di Bolzano, dove aveva realizzato un progetto pubblico su tre fronti, coinvolgendo la cittadinanza altoatesina, Kassel e Ciùdad Juarez, in Messico, suo Paese d'origine. Stiamo parlando di Teresa Margolles, che al Museo Nazionale di Cardiff è stata nominata vincitrice della quinta edizione del premio "Artes Mundi", su una rosa di sette artisti che comprendevano anche Miriam Bäckström, Tania Bruguera, Phil Collins, Sheela Gowda, Dario Mikšys e Apolonija Šušteršič.
Assegnato da una giuria di curatori internazionali e registi, presieduta quest'anno dal giornalista Tim Marlow, il premio consiste in 40mila sterline, la più grande somma attribuita in un concorso inglese, che però resta tra i più importanti al mondo. La Margolles è stata scelta per "la potenza viscerale, l'urgenza e la raffinatezza del suo lavoro, in un confronto continuo con la tragedia umana".
Il riferimento ovviamente è a tutta la poetica con cui Margolles porta avanti da anni la sua ricerca, incentrata sull'esperienza dei luoghi a nord del Messico, in cui una criminalità connessa alla droga ha portato ad un continuo stato di violenza e migliaia di omicidi l'anno. E tra le opere di "Artes Mundi" si potrà riconoscere anche un'installazione presentata a Bolzano: Plancha. Qui l'acqua che è stata usata per pulire i cadaveri in un obitorio messicano gocciola dal soffitto su piastre roventi. Ogni goccia evapora al momento dell'impatto con un sibilo: assenza e presenza, scomparsa e memoria, decomposizione del corpo e vita dell'anima mischiati in poche forme essenziali.
Il "Derek Williams Award", 30mila sterline per l'acquisto di un'opera, è stato invece assegnato a Tania Bruguera, a completare un fine 2012 ricchissimo per l'artista. Sponsorizzato dalla Bank of America -Merrill Lynch- il premio vedrà i suoi finalisti in mostra al National Museum di Cardiff fino al 13 gennaio. Quest'anno inoltre, per la prima volta, verrà incluso anche un sondaggio rivolto al pubblico, per permettergli di votare il loro artista preferito. I risultati saranno rivelati poco prima della chiusura della mostra. Per i restanti 5 quindi ancora una speranza.

"L'Urlo" diventa un gridolino.

Accade al MoMA, dove il capolavoro di Munch, acquistato da Leon Black, non ottiene l'attenzione sperata

L'Urlo di Munch, 1895, pastello, ora al MoMA

120 milioni di dollari, acquistato in asta da Leon Black. La recente storia del quarto esemplare dell'Urlo di Munch, il pastello da ieri esposto al MoMA, è di dominio pubblico mondiale. Ma forse non ci si aspettava quello che nella primagiornata del museo è stato un normalissimo flusso di visitatori: nessuna coda e nessuna sindrome di Stendhal di fronte all'opera del Maestro norvegese. I visitatori che si sono soffermati a riflettere un momento sul dipinto hanno ammesso a se stessi che vedere l'opera nella realtà è un po' una delusione.L'Urlo ha varcato la soglia della mitizzazione, è un ologramma, impossibile far competere le misure reali con la sua portata mentale di capolavoro.
Presentato dietro un vetro antiproiettile, illuminato dal basso, il pubblico del MoMA non ha potuto fare a meno prendere le distanze dal quadro.
Un po' come se la chimica emozionale, la portata intrinseca della decadenza e della paura, anche verso il nuovo secolo che si affacciava, restassero proprio incastrati nell'idea del dipinto e non nella sua effettiva epifania. 
"Stavo camminando lungo la strada con due miei amici. Il sole tramontò - il cielo divenne rosso sangue. E mi sono sentito malinconico - Mi fermai, stanco morto - il blu-nero del fiordo e la città divennero sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuarono a camminare - io rimasi fermo - tremando di paura - e sentii il grande urlo della natura" con queste parole Munch scrisse dell'ispirazione che l'aveva portato a dipingere L'Urlo. Ma anche di fronte alle immense motivazioni dell'espressionismo sembra che il dipinto sia diventato un gridolino. Le aspettative e la bolla del suo record non reggono lo spazio del MoMA, ma soprattutto non reggono il dissociamento tra quello che il dipinto rappresenta e la sua immagine negli osservatori. Vi ricorda qualche altro esempio famoso?

Cross Over siciliano.

Il contemporaneo a Scicli si "scontra" con il barocco. In tre location molto particolari
pubblicato sabato 22 dicembre 2012
SCICLI, abside San Giovanni Evangelista (ph. Luigi Nifosì), LGT

Sarà un incontro a dir poco elettrico quello che verrà messo in scena domani a Scicli, cittadina siciliana famosa per il suo centro storico barocco, appartenente alle bellezze della Valle di Noto. "Crossing Over", questo il nome del progetto, è una triangolazione tra una serie di artisti contemporanei e tre luoghi della città, che attraverserà i banchi della Chiesa di San Giovanni, il Municipio, sede del Comune di Scicli e uno degli edifici storici di via Mormino Penna, già presidio Unesco. Ed è qui che forse c'è la novità più grossa, o meglio l'ultima in ordine cronologico: nascerà infatti CLANG, nuovo spazio espositivo, destinato a diventare il presidio dei linguaggi contemporanei della zona. Anche qui, ovviamente, i condizionali sono d'obbligo, dati i tempi che corrono e date le innumerevoli aperture di cui vi abbiamo raccontato anche in questi giorni, nonostante quello che balza all'occhio in questo caso è forse la profonda volontà di avere a che fare con l'arte, della possibilità di viverla anche in zone "periferiche".
Ed è così che Sasha Vinci, ideatore di "Crossing Over" e direttore artistico di CLANG, ha chiesto a un gruppo di giovani curatori di selezionare, a loro volta, una serie di artisti quasi tutti under 35 e molti dei quali siciliani, che potessero mettersi in relazione con il contesto: Rebecca Agnes, Domenico Buzzetti, Daniele Cascone, Stefano Cumia, Doren, Giovanni Gaggia, Silvia Idili, Valentina Miorandi, Concetta Modica, Viola Mondello, Carmelo Nicotra, Persisters, Piero Roccasalvo Rub, Adriano Savà, Francesco Tagliavia, Sasha Vinci e gli VVVB, gruppo di artisti anonimi costituito a Bologna.
Quello che potrebbe lasciar ben sperare per Scicli è inoltre una sorta di "manifesto programmatico", che il direttore Sasha Vinci esporrà in occasione della serata. E visto che uno spazio interessato alle attività di CLANG anche in futuro sarà la chiesa barocca, si sta già pensando alla Pasqua, con la rilettura in chiave contemporanea del celebre Cristo di Burgos, tela seicentesca esposta nella navata di San Giovanni e ribattezzata dalla gente "Cristo in gonnella".
Fra i partner di "Crossing over" figurano inoltre associazioni culturali attive nella promozione dell’arte contemporanea in tutta Italia: Balloon, Pass/o, Sponge, Rave e le Farm Cultural Park di Favara (Ag). Insomma, quantomeno si inizia facendo un po' di rete. E chissà che le maglie non si stringano.

I tatuaggi di Oetzi erano fatti con la fuliggine Si tratta dei più antichi del mondo ed avevano scopi terapeutici




Archeologia



Roma, 15 lug. (Apcom) - Era fatto con la fuliggine il più antico tatuaggio mai inciso su pelle umana: quello ritrovato su Oetzi, la mummia di un uomo morto 5300 anni fa e ritrovato nel ghiaccio nel 1991 ed oggi conservato in una cella frigorifera visibile al pubblico nel Museo Archeologico dell'Alto Adige di Bolzano. 

Di Oetzi gli scienziati hanno analizzato tutto, a cominciare dai suoi abiti, le armi e gli utensili ritrovati vicino a lui; hanno diagnosticato le sue malattie: l'artrite, problemi alla schiena e allo stomaco, ed è stato perfino sequenziato il suo genoma mitocondriale. 

Oggi i "laboratori" di tatuaggi offrono ai clienti una vasta scelta di coloranti: rossi contenenti mercurio, manganese per il porpora e perfino pigmenti che brillano al buio. Ma 5300 anni fa per i tatuaggi si usava per lo più fuliggine e non venivano fatti per bellezza, ma per scopi terapeutici, come potrebbe essere stato il caso di Oetzi. Lo afferma su Journal of Archeological Science , Maria Anna Pabst, una ricercatrice del Medical University di Graz, Austria , che ha eseguito sui tessuti epidermici dell'uomo di Similaun biopsie con il microscopio elettronico e ottico. Gli arti di Oetzi sono "disegnati" con croci e piccoli gruppi di linee parallele, alcune delle quali incise vicini ai punti dell'agopuntura. Per scoprire con che cosa erano stati fatti quei segni, Anna Pabst ha analizzato minutamente sottili sezioni di pelle prelevate dai tatuaggi ritrovati sull'uomo di Similaun e sezioni di pelle non tatuata.

Le analisi sui frammenti di pelle tatuata hanno rivelato la presenza di numerose piccole particelle cosparse di cristalli di forma allungata. Relativamente alla composizione chimica, si è visto che queste particelle sono costituite essenzialmente di fuliggine, mentre i cristalli sono silicati. L'inchiostro di Oetzi, dice la ricercatrice, potrebbe essere stato grattato da rocce che si trovavano intorno ad un fuoco e contenenti silicati. Secondo la Pabst i confratelli di Oetzi potrebbero aver forato in profondità la pelle con una spina per iniettare l' inchiostro fatto con la fuliggine.

giovedì 27 dicembre 2012

Un omaggio, visibile dal cielo, a tutte le donne attiviste.

 Ad Amsterdam un piccolo esempio di Land Art, per guardare a Sud
pubblicato domenica 23 dicembre 2012
Portrait of an anonymous mesoamerican woman, di Jorge Rodriguez-Gerada

La commissione è arrivata da parte dell'organizzazione femminista "Mama Cash". Prima però di esprimervi in giudizi affrettati, pensando che si tratti di qualche azione rivoltosa, sappiate che invece si tratta di arte e, date le dimensioni, di una piccola "Land Art" figurativa. Viene quasi in mente la sagoma della bambina lasciata in Sudafrica da Valerio Berruti di cui vi abbiamo raccontato qualche settimana fa, e invece stavolta siamo ad Amsterdam, dove l'artista cubano, di stanza negli Stati Uniti, Jorge Rodriguez-Gerada, ha creato un'opera su un'area di terreno vasta come due campi da calcio. 
Invitato dall'associazione, in occasione della campagna "vrouwen vogelvrije", incentrata sulla difesa delle donne che a loro volta difendono i diritti umani, l'opera raffigura il ritratto di una donna anonima mesoamericana in onore delle attiviste e come simbolo di protesta contro la persecuzione che avviene quotidianamente nella regione che comprende la metà meridionale del Messico, i territori di Guatemala, El Salvador e Belize, la parte occidentale dell'Honduras, Nicaragua e Costa Rica. Il "pezzo" è stato realizzato rimuovendo neve e terreno da una piccola isoletta, in un'area ex industriale, nella baia di Amsterdam, con l'aiuto di 80 volontari. Un messaggio forte e medesimamente poetico, lontano dalla contestazione più serrata. Quello che ora bisognerà verificare è la sua durata di fronte agli eventi dell'inverno, e la possibilità di essere ammirato anche dal vivo, e non soltanto in tour virtuali resi possibili da Google Earth. 

La Francia dei tagli alla cultura guarda al crowdfunding.

 Anche per restaurare il Pantheon, che inizia con la richiesta di un euro
pubblicato lunedì 24 dicembre 2012
Pantheon, Parigi

"Finanziamento partecipativo". Così stanno definendo i francesi gli aiuti per il restauro della cupola del Pantheon di Parigi. Già, perché la crisi è arrivata, come si sa bene ormai, anche dai nostri vicini che in fatto di arte e promozione culturale sembravano essere imbattibili. La scure invece ha tagliato il 4 per cento dei fondi destinati alla cultura, ed è così che per il restauro del monumento si è istituito il fondo "Fraternité" parigino, al quale si può contribuire anche solo con un euro.
Le misure di austerità che hanno ferito l'arte in tutta l'Europa sono state particolarmente inquietanti in Francia, dove la spesa per la cultura era talmente sacrosanta che aveva unito, in passato, sia i governi di destra che di sinistra. E ora invece no, si arriva al modello di un "Fai una donazione alla causa Pantheon, per esempio, e la tua foto sarà pubblicata su una bacheca temporanea sul selciato". Eppure sembra che in Francia l'attenzione alla cultura sia talmente forte che il Louvre, con la partecipazione di 2mila e 500 donatori, ha raccolto 654 mila dollari per l'acquisizione di una serie di statue del XIII secolo, valore 3 milioni e 400mila dollari; il museo di Lione ha raccolto invece 91mila dollari in donazioni per un dipinto di Ingres, che vale quasi un milione.
Durante la prima campagna per il Pantheon in quattro settimane si sono raccolti quasi 34mila, con 450 attori coinvolti 
Ad oggi il governo francese spende più del doppio in cultura rispetto alla Germania, e il taglio arrivato è il primo in più di 30 anni. Il denaro per l'acquisizione dell'arte nuove si è ridotto a 11 milioni rispetto ai 26 del 2009.
La soluzione è dunque un nuovo modello di crowdfunding che punti anche sui turisti, come nel caso di Mont St.Michel, che a sua volta necessita di restauri, e che per il 30 per cento è visitato da giapponesi. La società "My Major Company", fondata nel 2007, in Francia si sta occupando proprio di questo, come soluzione per aree in crisi. E mentre negli USA si pratica il finanziamento dal basso se si è artisti, oltralpe si chiede denaro nelle vesti istituzionali, dove le donazioni individuali possono beneficiare di una detrazione fiscale fino al 66 per cento.
Negli ultimi tre anni il Louvre si è dimostrato il più abile museo a raccogliere il sostegno di migliaia di donatori online. La sua prima campagna, nel 2010, ha raccolto più di 1,6 milioni di dollari da oltre 7mila donatori, per l'acquisto di un olio su tela del XVI secolo di Lucas Cranach. Trovare un motivo convincente per portare la gente a donare, questo è il problema. Ma in Francia sembra sappiano da sempre che il più grande tesoro del Paese sia la cultura.

Addio a Emidio Greco.

Scompare a Roma il regista silenzioso dell'arte
pubblicato domenica 23 dicembre 2012
Emidio Greco

Non potevamo non ricordarlo. Era una delle figure forse più particolari del panorama intellettuale italiano, una sorta di outsider il cui lavoro non faceva parte della "produzione" sterminata del contemporaneo. Stiamo parlando di Emidio Greco, nato in provincia di Taranto nel 1938 e scomparso ieri a Roma. Un regista e sceneggiatore particolarissimo, che nel corso della sua carriera, iniziata nel 1966 con la RAI, ha girato poco meno di dieci pellicole, assistendo Roberto Rossellini durante la lavorazione di Intervista a Salvador Allende - La forza e la ragione nel 1971, esordendo nel 1974 con L'invenzione di Morel, ispirato al romanzo di Bioy Caseras, per poi lavorare alla famosissima serie televisiva Un caso di coscienza Una storia semplice, che gli valse il Nastro d'Argento al Festival di Venezia nel 1991.
Ma probabilmente chi si occupa di arte ricorderà forse Emidio Greco per un documentario tanto bello quanto embrionale dedicato all'opera dell'amico Alighiero Boetti, conosciuto durante il periodo trascorso a Torino: Niente da vedere niente da nascondere, 60 minuti raccontati dalla voce fuoricampo dell'artista, che mostravano alternativamente una serie di opere realizzate fino ad allora, tra cui L'albero delle ore, il "grande vetro" che dà anche il titolo al film e tanti scorci dello studio di Trastevere, prima della partenza afghana di Boetti. Un film, questo, che era anche emblema del pensiero di Greco: la trasparenza della realtà, dove il mistero era senza risvolti e doppi fondi. E dove se nulla c'era da vedere, nulla poteva essere nascosto.

Preoccupati per il ritorno di violenza e censura

Il miraggio della primavera araba e la paura degli addetti ai lavori dell'arte egiziani. 
pubblicato domenica 23 dicembre 2012
AUC2, Ammar Abo Bakr e la sua squadra, Estate 2012, Mohammed Mahmoud Street, Downtown Cairo.

I risultati saranno resi noti domani, eppure la "nuova" costituzione egiziana votata tramite referendum ed ispirata alla Sharia, dai sondaggi risulta aver riscosso il 64 per cento delle preferenze degli aventi diritto al voto. 
Una situazione a dir poco scoraggiante per tutte le manifestazioni culturali che hanno fatto capo alle varie declinazioni della primavera araba del 2011.  
Diversi leader culturali e accademici del Medio Oriente hanno già messo in guardia che le arti della "primavera" sono minacciate a causa della crescente violenza, della censura e della mancanza di visione politica che, da oggi, adotta di nuovo il suo "codice di fede": «La percezione popolare che la regione stia vivendo una libertà senza precedenti di espressione è semplicistica e fuorviante, e molti artisti sono diffidenti dalla natura sempre più violenta della primavera araba» ha dichiarato il ricercatore Sultan Barakat. E mentre in Egitto montano le proteste per presunti brogli da parte delle forze politiche vicine al presidente Morsi, la paura è di nuovo rivolta ai Salafiti, che hanno attaccato anche nei mesi scorsi, come vi avevamo riportato anche su Exibart, cinema artisti.
Il drammaturgo egiziano Ahmed el-Attar ha riportato: «Ho paura che il paese stia scivolando verso il fascismo. Finora la cultura è stata mantenuta al margine della vita del Paese, ma ora i "Fratelli Musulmani", che non hanno ancora un'agenda a riguardo, stanno parlando di concentrarsi sulle figure dell'Islam storico».
Karim el-Shennawy, film-maker che hanno protestato in piazza Tahrir, ha affermato che la situazione, da questo momento in poi, potrà solo peggiorare, con una nuova ondata di voci che accusano registi e attori del reato di riempire la mente alla nuova generazione di questioni e immagini inappropriate. 
Ma dell'arte per la strada? Dei graffiti e di tutte le forme di protesta creative sviluppatesi nel corso di questi mesi? Di nuovo risponde Barakat: «Ai giovani coinvolti nelle rivoluzioni mancava l'esperienza necessaria per sviluppare un settore culturale forte: le società dell'arte sono ancora nelle loro torri d'avorio, mentre il pubblico resta piccolo, le mostre degli appuntamenti esclusivi». Graham Sheffield, direttore artistico al British Council, ha appena tenuto una conferenza per mettere in luce un modo possibile per sostenere il settore artistico in Medio Oriente, che potrebbe essere un unione di intenti con esponenti dai diversi valori.
«Non dobbiamo solo entrare in contatto con persone con le quali possiamo avere un'intesa, ma anche con gli elementi più ragionevoli dei regimi conservatori, così come verso le personalità che stanno riprendendo in mano il Paese». Una modalità possibile per ricollegare gli intenti? Passa dall'istruzione, nella necessità di fornire una piattaforma per collegare giovani e artisti dal Medio Oriente con i loro coetanei internazionali. E ovviamente con il movimento "Occupy". Sperando il British Council accolga la sfida.

mercoledì 26 dicembre 2012

A Torino un nuovo museo delle immagini.

Raccoglie tutto il patrimonio fotografico della città. Ed è web
pubblicato martedì 25 dicembre 2012
Torino, foto (c) Fabio Ranieri per Banca UBS, 2010

Si chiama "La città delle immagini”, e raccoglie il patrimonio fotografico storico della città di Torino. Ma non è un museo né un'associazione o uno spazio, ma un sito web curato da   Pierangelo Cavanna e Antonella Russo, e raccoglie schede e letture critiche di fondi, collezioni dell’Archivio Storico e degli altri istituti di conservazione torinesi.
Un sito che mira a diventare un portale e che secondo il sindaco Piero Fassino, vuole porsi come «una porta d’accesso attraverso la quale si possa gettare uno sguardo su uno straordinario patrimonio torinese: le raccolte fotografiche storiche di una città che, anche in questo campo, ha svolto un ruolo d’avanguardia. Lo sviluppo culturale e turistico di questi anni non può prescindere dal continuo lavoro di studio, valorizzazione e comunicazione del suo patrimonio storico a cui, nonostante le difficoltà, vogliamo continuare a garantire sostegno. Un esempio di aiuto è dato dalle campagne di digitalizzazione che consentono di ampliare e facilitare l’accesso al capitale culturale grazie alle possibilità della rete». Cinque sezioni dedicate ai suoi fondi dell'archivio, tra le Collezioni Simeom, Ratti, Bubbio, La Gazzetta del Popolo, Dupont, Fondi diversi, due letture critiche dedicate al celebre dagherrotipo dell’elefante di Torino e 28 fondi fotografici torinesi, ciascuno corredato di informazioni su natura e consistenza del patrimonio e di riferimenti e contatti.
Più vicino all'attività museale è invece l'ultima sezione, intitolata "Grandi mostre”, che tratteggia quarant'anni di attività espositiva fotografica a Torino. Se volete iniziare a sbirciare e a scoprire aneddoti e immagini sconosciute andate al sito  http://cittadelleimmagini.comune.torino.it/

martedì 25 dicembre 2012

Gigantismi architettonici:

non solo il progetto dei Fuksas, ma l'edificio più grande del mondo. Un nuovo record cinese
pubblicato martedì 25 dicembre 2012
Global Centre, Chengdu

Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato della vittoria dei Fuksas per il progetto del centro culturale di Chengdu, quinta città della Cina per numero di abitanti e capitale della regione dello Sichuan; quattro edifici ellittici per un costo di 150 milioni di euro, che vedranno le prime pietre posate nei primi mesi del 2013. 
Ma Chengdu ha architettato bene (è proprio il caso di dirlo) il suo piano di espansione. Sorgerà qui infatti anche quello che è stato definito l'edificio "più grande del mondo in un unico pezzo". Attualmente in costruzione, il "Global Center", questo il nome del parallelepipedo alto 100 metri e lungo rispettivamente 400 e 500 metri per lato, ha l'esterno quasi completato.
Costruito da una società immobiliare locale, la China Exhibition & Travel Group (ETG), il complesso monumentale ospiterà al suo interno una spiaggia artificiale con scivoli giganti, su una piscina (un mare) d'acqua dolce, sotto una cupola enorme a forma curva, per evocare l'effetto di un'onda.
L'edificio ha una superficie totale di un milione e 700mila metri quadrati, di cui 400mila metri dedicati a negozi di lusso. In più uffici, sale conferenze, un campus, due centri commerciali, due alberghi a cinque stelle, un cinema IMAX e una pista di pattinaggio. All'aria modelli sostenibili, il globale avanza!

domenica 23 dicembre 2012

Premio Moroso.

Chi va in finale? Ecco i nomi dei fantastici dodici che si contenderanno i tre showroom
pubblicato venerdì 21 dicembre 2012
Particolare dell'installazione di Andrea Mastrovito allo showroom Moroso di New York, 2011

Sono stati selezionati su una rosa di 36 nomi dal critico e curatore Andrea Bruciati, ideatore del progetto, dall'Art Director Patrizia Moroso e dal presidente di giuria, l'artista Olafur Eliasson. Sono 12 e concorreranno per la realizzazione di un'opera site specific in tre diversi showroom di una delle più note aziende "Made in Italy". Stiamo parlando del Premio Moroso, giunto quest'anno alla sua terza edizione,  organizzato in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e che troverà spazio, nella prima parte espositiva, nella sede di Piazza San Marco dal prossimo 23 marzo. Volete sapere da chi è rappresentata la dozzina d'oro? Ecco tutti i nomi: l'argentino Alek O., nato a Buenos Aires nel 1981, 
Salvatore Arancio, siciliano, 1974, Davide Balliano, nato a Torino nel 1983, Sergio Breviario, classe 1974, 
Linda Fregni Nagler e Paolo Gonzato, nati nel '76 a Stoccolma e Milano, Giulio Frigo e Nicola Martini, coscritti anno 1984, Alessandro Piangiamore, Andrea Sala, l'ormai celeberrimo Luca Trevisani e Nico Vascellari, nato a Vittorio Veneto, nel 1976. Dopo l'esposizione alla Fondazione veneziana una giuria a parte, composta da Giulio Cappellini, Lorenzo Fluxà, patron di Camper, l'architetto Greg Lynn, il designer Ross Lovegrove e Angela Vettese, valuterà i tre vincitori, che saranno prodotti dall'azienda nella realizzazione di un'opera site specific negli showroom di Milano, Londra e New York. Un premio per "fornire opportunità concrete all’attuale sistema delle arti visive. Un cantiere concreto di produzione e promozione delle istanze legate alla stretta contemporaneità, per un accrescimento esperienziale dei vincitori in contesti internazionali conferendo anche in questo caso maggiore visibilità ad autori emergenti e mid-career". Per ora in bocca al lupo ai 12 prescelti, e che vinca il migliore!

sabato 22 dicembre 2012

Un pomeriggio a Lecce: Televisione sperimentale


INTERNO CON SOGGETTO 


Momento 1

Momento 2



Momento 3



Momento 4

Autore: Gioacchino Ruocco

Adrian Paci, la prima volta in Kosovo.

 A Pristina una grande retrospettiva dell'artista-ambasciatore albanese 
pubblicato venerdì 21 dicembre 2012
Adrian Paci - Centro di permanenza temporanea - 2007 - still da film in 16:9 - 5’30’’

Curata da Angela Vettese, si apre stasera a Pristina alla Galleria Nazionale, la prima personale di grandi dimensioni di Adrian Paci, artista albanese classe 1969, che dal 1997 è di stanza a Milano. A distanza di diversi anni dal successo internazionale che l'ha consacrato (sia nel 1999 quando rappresentò l'Albania alla Biennale di Venezia), che in occasione di mostre come la terza edizione di Manifesta a Lubiana, nel 2003, al PS1 di New York, al Moderna Museet di Stoccolma nel 2005, al Bloomberg Space di Londra o al Moderna di Istanbul nel 2010, è ora la sua regione dei Balcani a mettere in scena la forte dimensione narrativa, legata ai luoghi, alle persone, e alle emozioni spesso descritte nei lavori di Paci, autore allo stesso tempo capace di prendere le distanze per sviluppare approcci critici che si concentrano sui paradossi, le tensioni e i conflitti dell'essere umano. E di certo non poteva esserci luogo più emblematico del Kosovo, Paese che ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia solo quattro anni fa e che è stato, in tutto il corso dell'ultimo secolo, territorio di conflitti con i vicini stati, Albania compresa.
Ed è per questo, probabilmente, che la tradizione colta e popolare, l'ibridazione delle discipline dell'arte, il meticciaggio tra video e scultura o video e pittura, la sovrapposizione di ipotesi su come si può davvero comunicare e dove il viaggio è la lingua della vita e del lavoro, rendono ancora più importante la prima volta di Paci in Kosovo.
Per riflettere sulle tensioni dell'arte in rapporto alla storia di un Paese le cui sorti sono state quasi sempre determinate dai desideri e dagli interessi delle potenze esterne e mai dalla volontà, se non della sua popolazione, per lo meno dei suoi rappresentanti politici. Esiste una nazione kosovara? O esiste soltanto una "Grande Albania"? E, se esiste, è un’ipotesi realizzabile, sia da un punto di vista di volontà politica che di concreta fattibilità? Di certo l'arte non risolverà con un'apposita legiferazione queste domande, ma l'ingresso di un albanese nel territorio del Kosovo potrebbe essere visto come il sintomo di una particolare ri-unione.