sabato 30 aprile 2011

Primo Maggio

il significato di una ricorrenza

Una nota consultata per scrivere la mia, dà per certo che la storia del Primo Maggio, il giorno della festa dei lavoratori, oggi è quasi sconosciuta alla maggior parte delle persone.
Tante cose sono ormai sconosciute e tante ancora lo diventeranno perché non c’è più la cultura dell’appartenenza alla propria storia, a quella nazionale e neppure al nostro passato prossimo per i continui sorpassi a cui certa scienza e certo progresso ci stanno costringendo facendoci diventare on o off, aut o in dalla sera alla mattina.
Se col passare del tempo si dimenticano le ragioni del primo maggio una ragione può risiedere nelle involuzioni che la classe imprenditoriale sta determinando per raccapezzarsi nei movimenti di crescita e di modificazione del mercato mondiale che tira un giorno da una parte e un giorno da un’altra anche se in mezzo ci sono sempre le classi deboli che ancora una volta non trovano requie per la soluzione della loro quotidianità per mettere assieme l’oggi col domani, il pranzo con la cena, il cappuccino col caffè. Mentre noi credevamo di aver trovato la strada per il paradiso altri stavano per romperci le uova nel paniere in quanto non ce la facevano più a starsene bravi o, diciamocelo pure, senza quello che noi avevamo conquistato. Come in una corsa gli ultimi cento metri sono stati decisivi per attribuirsi almeno una vittoria che alla prossima è da rigiocarsi nuovamente in un altro stadio, in un altro campionato.
All’origine dei festeggiamenti c'è il grande movimento di lotta che negli anni ‘80 del XIX secolo ha mobilitato milioni di lavoratori in America ed in Europa per la conquista delle otto ore lavorative, e non solo.
A partecipare furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori, che si batterono per le "otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire". E' questo infatti lo slogan usato nelle manifestazioni. Si è aperta così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il Primo Maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria indipendenza.
Ma gli avvenimenti di quelle giornate di lotta per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, si sono concluse tragicamente. Una feroce ondata repressiva si è abbattuta contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, fino al punto che la polizia ha sparato sui dimostranti causando numerosi morti e feriti. Il ricordo dei "martiri di Chicago" è diventato così simbolo di lotta per le otto ore e in questa giornata, si rivive una scommessa vinta dai movimenti dei lavoratori.
In Italia la prima commemorazione c'è stata nel 1891. Con l’avvento del fascismo, Mussolini decise di abolirla spostandola al  21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Nel 1945, con la Liberazione, il Primo Maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro. Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella delle Ginestre, nelle campagne del palermitano, dove, durante una manifestazione di braccianti, i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 50 persone.
Il sindacato italiano si batte da sempre per difendere la democrazia ed avere in Italia più sviluppo e maggiore competitività.Cisl, Cgil e Uil festeggiano la ricorrenza del Primo Maggio 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, a Marsala. La cittadina siciliana in provincia di Trapani, infatti, fu teatro l' 11 maggio del 1860 del noto sbarco dei mille, che diede il via all'impresa garibaldina simbolo del nostro Risorgimento.
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo


Le prime vittime della storia operaia furono napoletane. Nell’estate del 1863, accade un triste episodio a Portici, nel cortile delle officine di Pietrarsa. Una vicenda storica poco conosciuta, ma riportata dai documenti del “Fondo Questura” dell’Archivio di Stato di Napoli.
Dopo l’Unità d’Italia, il Real Opificio Borbonico di Pietrarsa, il più grande e importante della penisola, passa alla proprietà di Jacopo Bozza. Costui, artificiosamente, prima dilata l’orario di lavoro abbassando nello stesso tempo gli stipendi, poi taglia in maniera progressiva il personale mettendo in ginocchio la produzione. Il 23 giugno 1863, a seguito delle proteste del personale, promette di reimpiegare centinaia di operai licenziati tra i 1050 impiegati al 1860. Poi implora addirittura l’intervento di un Battaglione di truppa regolare dopo che gli operai si sono portati compatti nello spiazzo dell’opificio in atteggiamento minaccioso.


Convergono la Guardia Nazionale Italiana, i Bersaglieri e i Carabinieri, che circondano il nucleo industriale. Al cancello d’ingresso trovano l’opposizione dei lavoratori e calano le baionette. Al segnale di trombe al fuoco, sparano sulla folla, sui tanti feriti e sulle vittime. Le forze dell'ordine parlano di sole due vittime e sei feriti trasportati all’Ospedale. Ma i morti sono almeno quattro: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri. Sono questi i nomi accertati dei primi martiri della storia operaia italiana

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