sabato 30 aprile 2011

Karol Józef Wojtyła santo

Giovanni Paolo II

Karol Józef Wojtyła, eletto Papa il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920.
Era il secondo dei due figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941.
A nove anni ricevette la Prima Comunione e a diciotto anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale a Cracovia il 1 novembre 1946. Successivamente, fu inviato dal Cardinale Sapieha a Roma, dove conseguì il dottorato in teologia (1948), con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.
Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.  
Viene eletto Papa il 16 ottobre 1978 e il 22 ottobre segue l'inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universaledella Chiesa.
Dall’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II ha compiuto 146 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, ha visitato 317 delle attuali 332 parrocchie romane. I viaggi apostolici nel mondo - espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese - sono stati 104.
Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche. A Papa Giovanni Paolo II si ascrivono anche 5 libri: "Varcare la soglia della speranza" (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); "Trittico romano", meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); "Alzatevi, andiamo!" (maggio 2004) e "Memoria e Identità" (febbraio 2005).
Papa Giovanni Paolo II ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha tenuto 9 concistori, in cui ha creato 231 (+ 1 in pectore) Cardinali. Ha presieduto anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.
Nessun Papa ha incontrato tante persone come Giovanni Paolo II: alle Udienze Generali del mercoledì (oltre 1160) hanno partecipato più di 17 milioni e 600mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose (più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000), nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo; numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.
Muore a Roma, nel suo alloggio nella Città del Vaticano, alle ore 21.37 di sabato 2 aprile 2005. I solenni funerali in Piazza San Pietro e la sepoltura nelle Grotte Vaticane seguono l'8 aprile.
Invocato santo nell'immediatezza della sua morte, domani sarà dichiarato beato


Boldini e la Belle Epoque










 

 

PASS DELLA CULTURA

Il biglietto della mostra permette
l’ingresso gratuito illimitato
fino al 24 luglio 2011 nei musei cittadini:
Museo Archeologico Giovio
piazza Medaglie d’Oro, 1
Museo Storico Garibaldi
piazza Medaglie d’Oro, 1
Museo didattico della Seta
via Castelnuovo, 9
Pinacoteca Civica
via Diaz, 84
Tempio Voltiano
Lungo Lario Marconi
Orari musei:
martedì, giovedì, venerdì e sabato:
9.30 - 12.30, 14.00 - 17.00
mercoledì: 9.30 - 17.00
domenica: 10.00 - 13.00
lunedì chiuso
Orari Museo didattico della Seta
da martedì a venerdì: 9 -12, 15 -18
Orari Tempio Voltiano

da martedì a domenica:
10.00 - 12.00, 15.00 - 18.00;
lunedì chiuso


Co.Co.Co. Como Contemporary Contest

CO.CO.CO.

COMO CONTEMPORARY CONTEST

Il concorso d’arte

è rivolto ai giovani artisti tra i 18 e i 34 anni

Co.Co.Co. Como Contemporary Contest è il concorso indetto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, con lo scopo di offrire a giovani artisti italiani l'opportunità di promuovere il loro lavoro sulla scena artistica contemporanea italiana.
 “Dopo il grande successo della due precedenti edizioni – commenta Sergio Gaddi, Assessore alla Cultura del Comune di Como – Co.Co.Co. è oggi un concorso ben strutturato, al quale hanno partecipato alcuni tra i giovani artisti emergenti più interessanti nel panorama artistico contemporaneo. Co.Co.Co. ha acquistato oggi un ruolo ben definito all’interno dell’ampia serie di concorsi artistici su ambito nazionale, offrendo ai giovani talenti un’opportunità di visibilità, attraverso il coinvolgimento di critici, curatori, galleristi e professionisti del settore”.
Il concorso è aperto ad artisti di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che potranno partecipare con un’opera che rientri nell’ambito delle arti visive, senza vincoli di genere o tecnica, spaziando dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’installazione e alla video arte, inviando la documentazione richiesta entro il 20 maggio 2011. 
Una giuria di esperti selezionerà 20 artisti e tra questi il vincitore che, oltre a ricevere un premio di 2.000 Euro, realizzerà una mostra personale nella struttura espositiva comasca di San Pietro in Atrio dal 29 ottobre al 18 dicembre 2011.
La giuria è composta da Marco Meneguzzo, curatore, Giovanni Bonelli, gallerista, Vittoria Coen, critica d’arte e direttore Museo Magi900, Emma Gravagnuolo, giornalista e critico d’arte, Nicola Salvatore, docente Accademia di Brera, Dany Vescovi, artista, Momo Banfi, collezionista.
Gli artisti selezionati esporranno l’opera presentata in una mostra collettiva presso lo Spazio Natta di Como, in concomitanza con la mostra personale del vincitore dal 29 ottobre al 18 dicembre 2011.

Co.Co.Co. è ideato e organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como che prosegue la sua mission di promozione e valorizzazione dell’arte giovane, esorcizzando il precariato che affligge oggi il mondo giovanile e che il nome del concorso evoca.

Primo Maggio

il significato di una ricorrenza

Una nota consultata per scrivere la mia, dà per certo che la storia del Primo Maggio, il giorno della festa dei lavoratori, oggi è quasi sconosciuta alla maggior parte delle persone.
Tante cose sono ormai sconosciute e tante ancora lo diventeranno perché non c’è più la cultura dell’appartenenza alla propria storia, a quella nazionale e neppure al nostro passato prossimo per i continui sorpassi a cui certa scienza e certo progresso ci stanno costringendo facendoci diventare on o off, aut o in dalla sera alla mattina.
Se col passare del tempo si dimenticano le ragioni del primo maggio una ragione può risiedere nelle involuzioni che la classe imprenditoriale sta determinando per raccapezzarsi nei movimenti di crescita e di modificazione del mercato mondiale che tira un giorno da una parte e un giorno da un’altra anche se in mezzo ci sono sempre le classi deboli che ancora una volta non trovano requie per la soluzione della loro quotidianità per mettere assieme l’oggi col domani, il pranzo con la cena, il cappuccino col caffè. Mentre noi credevamo di aver trovato la strada per il paradiso altri stavano per romperci le uova nel paniere in quanto non ce la facevano più a starsene bravi o, diciamocelo pure, senza quello che noi avevamo conquistato. Come in una corsa gli ultimi cento metri sono stati decisivi per attribuirsi almeno una vittoria che alla prossima è da rigiocarsi nuovamente in un altro stadio, in un altro campionato.
All’origine dei festeggiamenti c'è il grande movimento di lotta che negli anni ‘80 del XIX secolo ha mobilitato milioni di lavoratori in America ed in Europa per la conquista delle otto ore lavorative, e non solo.
A partecipare furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori, che si batterono per le "otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire". E' questo infatti lo slogan usato nelle manifestazioni. Si è aperta così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il Primo Maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria indipendenza.
Ma gli avvenimenti di quelle giornate di lotta per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, si sono concluse tragicamente. Una feroce ondata repressiva si è abbattuta contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, fino al punto che la polizia ha sparato sui dimostranti causando numerosi morti e feriti. Il ricordo dei "martiri di Chicago" è diventato così simbolo di lotta per le otto ore e in questa giornata, si rivive una scommessa vinta dai movimenti dei lavoratori.
In Italia la prima commemorazione c'è stata nel 1891. Con l’avvento del fascismo, Mussolini decise di abolirla spostandola al  21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Nel 1945, con la Liberazione, il Primo Maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro. Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella delle Ginestre, nelle campagne del palermitano, dove, durante una manifestazione di braccianti, i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 50 persone.
Il sindacato italiano si batte da sempre per difendere la democrazia ed avere in Italia più sviluppo e maggiore competitività.Cisl, Cgil e Uil festeggiano la ricorrenza del Primo Maggio 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, a Marsala. La cittadina siciliana in provincia di Trapani, infatti, fu teatro l' 11 maggio del 1860 del noto sbarco dei mille, che diede il via all'impresa garibaldina simbolo del nostro Risorgimento.
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo


Le prime vittime della storia operaia furono napoletane. Nell’estate del 1863, accade un triste episodio a Portici, nel cortile delle officine di Pietrarsa. Una vicenda storica poco conosciuta, ma riportata dai documenti del “Fondo Questura” dell’Archivio di Stato di Napoli.
Dopo l’Unità d’Italia, il Real Opificio Borbonico di Pietrarsa, il più grande e importante della penisola, passa alla proprietà di Jacopo Bozza. Costui, artificiosamente, prima dilata l’orario di lavoro abbassando nello stesso tempo gli stipendi, poi taglia in maniera progressiva il personale mettendo in ginocchio la produzione. Il 23 giugno 1863, a seguito delle proteste del personale, promette di reimpiegare centinaia di operai licenziati tra i 1050 impiegati al 1860. Poi implora addirittura l’intervento di un Battaglione di truppa regolare dopo che gli operai si sono portati compatti nello spiazzo dell’opificio in atteggiamento minaccioso.


Convergono la Guardia Nazionale Italiana, i Bersaglieri e i Carabinieri, che circondano il nucleo industriale. Al cancello d’ingresso trovano l’opposizione dei lavoratori e calano le baionette. Al segnale di trombe al fuoco, sparano sulla folla, sui tanti feriti e sulle vittime. Le forze dell'ordine parlano di sole due vittime e sei feriti trasportati all’Ospedale. Ma i morti sono almeno quattro: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri. Sono questi i nomi accertati dei primi martiri della storia operaia italiana

venerdì 29 aprile 2011

No della Corte di Giustizia europea al reato di immigrazione in Italia

     La Corte di giustizia europea chiamata a pronunciarsi sul caso  di Hassan El Dridi, condannato dal tribunale di Trento ad 1 anno per mancato rispetto di un ordine di espulsione,  ha respinto l’introduzione nel diritto italiano del reato di immigrazione clandestina per il quale è prevista la reclusione affermando che “una sanzione penale della clandestinità così come stabilita nella legislazione italiana può pregiudicare l’obiettivo di stabilire una politica di rimpatrio che sia rispettosa dei diritti fondamentali“.

     In più, la Corte ha ritenuto di dover “escludere qualsiasi disposizione contraria alla direttiva e alle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri”.

Multe stradali a rate


     Con la circolare n. 6535 del 22 aprile 2011, integralmente dedicata alla legge 120/2010,  il Ministero degli Interni fa sapere che chi incorre in una multa per trasgressione al Codice della strada può accedere alla rateizzazione delle sanzioni pecuniare e proporre ricorso al giudice di pace in caso di rigetto della domanda di ammissione al beneficio. 
     Per le sanzioni superiore a 200 euro l'interessato può chiedere, entro 30 giorni, la ripartizione del pagamento in rate mensili, qualora si trovi in condizioni economiche disagiate. La presentazione dell'istanza preclude la facoltà di ricorrere al prefetto o al giudice di pace. Entro novanta giorni l'autorità deve adottare un provvedimento di accoglimento o di rigetto contro il quale a parere del Ministero dell’Interno è possibile proporre ricorso entro 30 giorni al giudice di pace nonostante il silenzio della legge in proposito. In caso di accoglimento della richiesta il pagamento potrà essere ripartito fino a 60 rate, con l'applicazione di interessi.  
     L'ammontare di ciascuna rata comunque non sarà inferiore a 100 euro mensile. L'organo accertatore dovrà verificare la regolarità dei pagamenti rateali e il beneficio decadrà in caso di mancato pagamento della prima rata o successivamente di due rate.


     In caso di sospensione della patente, il titolare può chiedere al prefetto, entro cinque giorni dall’avvenuto ritiro dall'organo di vigilanza stradale, un permesso per guidare in determinate fasce orarie. In pratica l'interessato può essere ammesso a circolare al massimo tre ore al giorno, per motivi di lavoro, se è impossibile o estremamente gravoso raggiungere il posto di impiego con mezzi pubblici o comunque non propri oppure se deve assistere una persona disabile. Per l'esame della richiesta la prefettura è tenuta a valutare i motivi documentati, oltre alla gravità della violazione commessa e al pericolo che potrebbe derivare dall'ulteriore circolazione dell'interessato. In caso di accoglimento della richiesta, il conducente verrà autorizzato a guidare per non più di tre ore al giorno, con precisa indicazione delle fasce orarie e dei giorni.     
     Nel contempo, però, il periodo di sospensione della patente subirà l'aumento per un numero di giorni pari al doppio delle ore complessive per le quali viene autorizzata la guida, arrotondato per eccesso. L'autorizzazione alla guida in caso di sospensione della licenza può essere concessa però una sola volta. Chi circolerà in difformità dalle prescrizioni del prefetto sarà punito con le stesse sanzioni previste per chi guida con la patente sospesa: multa da 1.842 a 7.369 euro, revoca della patente, fermo amministrativo del veicolo per tre mesi e, in caso di reiterazione, confisca amministrativa. A parere del ministero l'inasprimento delle misure contro la guida alterata contrasta però con la possibilità di ammettere al beneficio i trasgressori incorsi in reati stradali. Quindi non si può concedere alcun permesso di guida ai conducenti più negligenti.

giovedì 28 aprile 2011

Antichi mestieri: Acquaiuolo.


Chiosco nella città di Napoli


Le immagini riproducono nel tempo il punto di attingimento dell'acqua acetosella e della Madonna ancora in esercizio come dimostrano le immagini appresso, le strutture presenti nel porto per le attività di ristoro consentite soltanto nel periodo estivo, il locale dove esercitava l'acquafrescaio  ......., il punto di vendita gestito da un'altro gestore, dove attualmente è presente un bare quello di corso Vittorio Emanuele dove attualmente è insediata una rivendita di tabacchi.

La presenza di sorgenti di acque minerali  sul territorio di Castellammare di Stabia e la bontà di queste sia per dissetare sia per la cura di gastriti croniche, enterocoliti, calcolosi, malattie del ricambio, del fegato, ecc. era naturale che inducesse qualche paesano a commercializzarle in qualche maniera, ma la presenza solamente stagionale di turisti e le cure mordi e fuggi attuate dall'utenza dei comuni vicini non ha mai conferito all'attività di rivendita dell'acqua minerale un carattere imprenditoriale ben definito e uno sviluppo organico e promozionale.

Ancora oggi dai residenti un bicchiere d'acqua consumato a un chiosco è considerato un fatto eccezionale rispetto alle altre attività di ristoro che continuano a prosperare nonostante tutto.
Sono più quelli che arrivano a Castellammare dai comuni limitrofi con contenitori di plastica per i rifornimenti settimanali che i paesani con un bicchiere in mano a consumare un'acetosella, un'aqua della madonna o a recarsi alle terme che nel concetto popolare vanno quelli che debbono curarsi.
Alle terme quando ci si va, ci si va per assistere a qualche spettacolo serale per farsi vedere dagli amici e dai conoscenti,











L’acquaiuolo

Il primo venditore di acque minerali l’ho conosciuto appena dopo la guerra. Vivevo allora in via Terragneta a Torre centrale. Non era una via di passaggio, ma gli ambulanti non la tralasciavano in quanto la speranza di vendere qualcosa specialmente in una economia disastrata come quella del dopoguerra era l’ultima a morire. Generalmente i residenti che erano una decina di famiglie quando l’occasione rispondeva alle loro esigenze non si facevano pregare più di tanto per acquistare, erano soliti discutere sul prezzo, ma quando raggiungevano l’accordo prendevano quello di cui avevano bisogno senza farsi pregare due volte.
Così, un giorno, arrivò un carretto carico di damigiane, messe in contenitori di legno e coperte con sacchi di iuta che venivano bagnati di tanto in tanto per mantenere l’acqua fresca. I residenti sentendo la voce del venditore uscirono uno dopo l’altro dalle proprie abitazioni e sentendosi offrire dell’acqua  d’acquistare qualcuno ridendo gli rispose: Noi un bicchiere d’acqua non lo neghiamo a nessuno e tu ce la vuoi vendere ?
Ma l’acquaiuolo di rimando, nel porgergli una giarretta che aveva riempita: - Ma miche è comme a chesta ? Assaggia!
Ma chesta è acqua salata !  E l’acquaiuolo: - No, chesta è acqua ‘e San Vicienzo. Te pulizze ‘o stentino e te leva ‘a sete. E cu nu poco ‘e limone è ancora cchiù sapurita. Te ne faie na damigiana.
Dopo uno scambio di battute, una più salace dell’altra, e aver discusso il prezzo a litro don Guglielmo e i suoi fratelli ne comprarono due fiaschi a famiglia, Peppe’o francese non la volle neppure assaggiare e continuò a fumare la pipa davanti casa, mia nonna una damigianetta di cinque litri e un’altra di acqua della Madonna di cui già ci rifornivamo alla sorgente ogni volta che andavamo al mercato di Castellammare dove il cavallo era solito fermarsi all’acqua ferrata e ne beveva un paio di secchi dopo di che ripartiva come se avesse fatto rifornimento di carburante.
L'acquaiuolo, prima di andar, via disse che sarebbe ripassato di lì a quindici giorni, ma dopo una settimana era di nuovo dalle nostre parti e l’accogliemmo come se ci fossimo conosciuti da sempre.
Durarono quasi un anno le sue visite dopo di che capitava soltanto saltuariamente, forse quando si perdeva in mezzo alla campagna o quando la giornata non andava bene.
Gli altri venditori li ho conosciuti tornando a vivere a Castellammare al di là della frequentazione delle terme al mattino presto o al pomeriggio alle quattro quando uscivano gli operai dai cantieri navali che godevano di una franchigia che gli consentiva di accedere alle terme senza pagare e di asportare a piacimento una bottiglia d’acqua da un litro per uso personale estesa anche ai residenti.
Ancora oggi c’è il chiosco vicino all’acqua della madonna che continua a commerciare l’acqua acidula e acetosella e quella della Madonna in bicchieri o nei contenitori di proprietà del cliente che cedono tanto al litro. Mi ci fermo ogni volta che torno e ci passo qualche ora ripercorrendo quei ricordi che non mi vogliono abbandonare
Un altro acquaiuolo vendeva l’acqua vicino al Bar Duemila e un altro un po’ più avanti che ricordo che si chiamava Alfonso ‘o schiavuttiello. Mentre il primo è chiuso, il secondo conserva ancora sull’area antistante  il banco di marmo. L’acqua veniva servita anche in giarrette di vetro che odoravano di limone  che era utilizzato non solo come aggiunta nell’acqua ma anche per lavarle e renderle igienicamente riutilizzabili all’istante.
L’acqua era sempre fresca  e piacevole da bere specialmente con l’aggiunta di succo di limone e di magnesia. Le acque minerali a Castellammare sono tante e hanno tutte un sapore particolare che le rende uniche ed irripetibili.
Un altro acquaiouolo era posizionato sul corso Vittorio Emanuele di fronte al palazzo del Fascio e di fianco al bar Petagna. Lo ricordo frequentatissimo specialmente nelle sere d’estate. Quando terminava una proiezione quelli che tornavano all’aperto dal Supercinema vi si riversano dentro assetati come se avessero attraversato un deserto infuocato.
Qualche anno addietro l’acqua della Madonna la trovai imbottigliata in un supermercato di Ostia per alcuni mesi. Quando non la trovai più mi dissero che lo stabilimento si era incendiato. Generalmente i pompieri adoperano l’acqua per spegnere gli incendi, invece a Castellammare di Stabia, miracolo dei miracoli, l’acqua si era incendiata, cioè avevano incendiato la fabbrica.
Gli unici a vendere ancora acque minerali al banco durante l’estate sono i chioschi posti nel porto e  quello compreso tra la chiesa della Madonna di porto salvo, Via Duilio e Via Benedetto Brin che resta aperto tutto l’anno che non ha mai fatto l’ammaina bandiera.
Se la gente ha sete bisogna darle da bere e se quello che più desidera sono l’Acetosella e l’acqua della Madonna ben vengano a rinnovare il rito della mescita al banco di un liquido delizioso e benefico che non crea problemi per la guida se non qualche fermata in più per il ricambio che richiede. Il mestiere non è e non era tipicamente stabiese, qualcuno la deve pur amministrare e quindi farne commercio. I chioschi chiusi nel porto sono uno scandalo, ma se il commercio dell'acqua fosse una cosa tipica tutti gli stabiesi avrebbero avuto un'occupazione certa dandola a bere a tutti.
                                                                         Gioacchino Ruocco


Nota bene: Di rubriche sui mestieri scomparsi Internet è piena. La mia è un reportage del mio vissuto.

Moica


mercoledì 27 aprile 2011

Il caso Libia dai giornali

28 aprile 2011

 

 Bombe in Libia, governo nel caos
Maroni: "Da Berlusconi scelta sbagliata"

Ora anche la Lega vuole un voto in Parlamento

LA CRONACA. Bossi: "Premier smetta di prenderci in giro". Slitta il Cdm. Il ministro dell'Interno torna all'attacco: "Escalation incomprensibile da Palazzo Chigi". E avverte: "Governo in pericolo se non fa quello che deve".  Bersani e Idv: "Verifica". Appello dei capi tribù: uniti dopo Gheddafi. A Misurata 12 ribelli uccisi nei raid Nato



La tensione alle stelle nel governo sui bombardamenti, l'Opa francese su Parmalat, il nucleare. E poi la strage del rapido 904, con il nuovo ordine di custodia cautelare per Riina. Scoprite il giornale che troverete in edicola di GIANLUCA LUZI


LIBIA
La dichiarazione dei rappresentanti locali è stata pubblicata a Parigi dallo scrittore Bernard-Henri Lévy: "Nulla ci potrà dividere. Tutti noi condividiamo il medesimo ideale, quello di libertà e democrazia". Dall'amministrazione Usa un segnale positivo per gli insorti, ma non è ancora un riconoscimento ufficiale. In un raid Nato a Misurata uccisi 12 ribelli


LIBIA
Da Napolitano via libera a cambio missione: "Non potevamo restare indifferenti". Il leader leghista spacca il governo: "Voteremo no alle bombe, non si conta dicendo sempre di sì". Idv presenta una mozione in Parlamento sulla tenuta della maggioranza, anche il Pd per la verifica. Il premier: "Decisione difficile, ma necessaria". Gaffe sulle "bombe a grappolo"


LIBIA
Berlusconi ha detto a Obama che parteciperà con i suoi aerei ai bombardamenti in Libia. Parla il ministro della Difesa: "Nulla di diverso rispetto a prima. Finora abbiamo protetto gli equipaggi alleati, ora colpiremo anche noi"


LIBIA
Il Cavaliere dopo il colloquio telefonico con il capo della Casa Bianca. "Dirò a Umberto che non potevamo più tirarci indietro". Il premier avrebbe voluto schierare gli aerei senza pilota, ma sono schierati in Afghanistan. La decisione italiana potrebbe aiutare il governo nella trattativa con la Francia

martedì 26 aprile 2011

Livia e Alessia

Gemelline scomparse

 

Attesa dei risultati delle Analisi

sulla micro cassetta ritrovata

 

 


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Saluti.
D’ordine del Presidente
La Segreteria


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a NAPOLI: Rilevazione e spegnimento incendi

L’Associazione Prevenzioneincenditalia
è lieta di invitarVi alla giornata valida per
il "PERCORSO FORMATIVO" antincendio
che si svolgerà il
20 maggio a NAPOLI
 
Convegno ad ingresso GRATUITO dalle ore 14.30 alle ore 18.30

con il Patrocinio di
"FIRAS-SPP - Federazione Italiana Responsabili e Addetti alla Sicurezza Servizi di Prevenzione e Protezione"
“AIFOS Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro”;
Ambiente Lavoro.

  

i temi trattati: 

GRUPPI ANTINCENDIO – Gian Paolo Benini – Idroelettrica SpA
WATER MIST – Massimo Ferretti – Eusebi Impianti

IMPIANTI DI RIVELAZIONE INCENDIO – Mirco Damoli – D.E.S. Fire



L'incontro è a numero chiuso e la possibilità di partecipare è subordinata alla prenotazione tramite modulo di iscrizione che potrete scaricare cliccando sul titolo dell’incontro oppure collegandovi al sito http://www.prevenzioneincenditalia.it:80/calendario_data.asp

Il modulo di iscrizione, debitamente compilato, dovrà essere inviato tramite mail a: convegni@prevenzioneincenditalia.it oppure tramite fax al n. 02-4549 9719.

Per maggiori informazioni sul "PERCORSO FORMATIVO" e sul "LIBRETTO PERSONALE dell’antincendio" potete cliccare sul seguente link: http://www.prevenzioneincenditalia.it/download/Club_formazione_antincendio.pdf

RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione inviamo cordiali saluti.

La Segreteria
Associazione Prevenzioneincenditalia
Tel. 02 4549 5365 - Fax 02 4549 9719

*** nota:
Al fine di agevolare coloro i quali intendono COMPLETARE IL PERCORSO FORMATIVO, è stato istituito il "CLUB della formazione antincendio" la cui tessera nominativa del costo di 150,00 euro consente la partecipazione gratuita a quattro Seminari Tecnici entro tre anni dalla data del primo utilizzo.

Cirano Di Bergerac

Compagnia Teatri Possibili

CIRANO DI BERGERACdi Edmond Rostand
traduzione Franco Cuomo
regia e adattamento  Corrado d'Elia
assistente alla regia Luca Ligato13 anni di successi
Più di 150 mila spettatori
Oltre mille repliche in tutta Italia




con
Corrado d'EliaMonica Faggiani, Andrea Coppone,
Gustavo La Volpe, Andrea Castellucci,
Marco Brambilla, Stefania Di Martino,Dario Leone, Antonio Giovinetto,
Stefano Pirovano, Marco Caporale,
Valentina Grancini


scene di Fabrizio Palla luci di Alessandro Tinelli
fonica di Fabrizio Fini 

foto di Angelo Redaelli
 



Sono 13 anni che rappresentiamo questo spettacolo in giro per l’Italia.
Cambiano le sale ma non il nostro entusiasmo, supportati dalla presenza formidabile del pubblico che ne ha decretato il successo trasformandolo in un ritratto generazionale e in un vero e proprio cult.
Più di 150 mila spettatori, oltre mille repliche in tutta Italia in circuiti istituzionali eindipendenti: sono i numeri dello straordinario successo dello spettacolo portato in scena dalla Compagnia Teatri Possibili, con la regia di Corrado d'Elia, che ogni anno appassiona un numero sempre crescente di pubblico e di fan.

Sarà ancora Corrado d'Elia (fresco della vincita del prestigioso Premio Internazionale Pirandello 2009) a interpretare l'indomito guascone dal lunghissimo naso e dalla irresistibile vitalità e a raccontare del suo amore non corrisposto per Rossana, invaghitasi invece di Cristiano, bello ma privo di qualsiasi spirito.

Con momenti di intensa fisicità e nella maniera asciutta, veloce, visionaria che contraddistingue le produzioni della Compagnia Teatri Possibili, si torna a raccontare la magnifica storia di Cirano, uomo eroico e virtuoso insuperabile della spada e della parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall'asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere, viene pagata con la morte.
 
Su una scena costituita da un unico piano inclinato, meccanismo flessibile e dinamico, che si trasforma improvvisamente tra lo stupore degli spettatori, e che riesce ad evocare le diverse e numerose ambientazioni, si svolgono le vicende dell'amore impossibile di Cirano per Rossana, legata a sua volta a Cristiano, bello ma privo di spirito e dialettica.

Svestito dai merletti del romanticismo e dalle facili rime, tradotto in una  prosa attuale e vicina allo spettatore, Cirano riesce ad affascinare il pubblico per la fedeltà irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l’anticonformismo, che lo rendono finalmente figura umana concreta e, soprattutto, contemporanea.
Gli spettatori vengono letteralmente rapiti dalle vicende e dalle passioni evocate dagli attori, grazie a momenti di comicità, seguiti da drammi umani sconvolgenti, in grado di trasportare gli animi più sensibili anche alle lacrime.
Incredibile e appassionante, questo allestimento nasconde la chiave del suo successo in un mix vincente di emozioni, giochi di luce e musica, e una regia finalmente d'Autore.


Il tutto esaurito è la prassi, con spettatori affezionati che tornano per rivederlo più volte.
Ma non solo a Milano il successo è totale: questo spettacolo ha raccolto applausi e consenso in tutta Italia.

Ovunque il segno è indelebile.
Basta sbirciare tra le righe della rassegna stampa raccolta fino ad oggi, per rendersi conto dell'apprezzamento anche della critica e dei giornali.





lunedì 25 aprile 2011

Martedì di Pasqua

Pozzano ieri


Pozzano oggi


Per noi Stabiesi, quand'ero ragazzo, esisteva anche il martedì di Pasqua durante il quale l'escursione si indirizzava a Pozzano e dintorni. Ai lati della strada che portava al santuario c'erano bancarelle che vendevano di tutto distraendo la gente dal pensiero religioso che li guiva alla meta che consisteva nella visita al santuario per pregare la madonna che vi era allocata dopo il ritrovamento avvenuto nei secoli precedenti.

Si tornava a casa distrutti dalla lunga passeggiata che si sviluppava, come ancora oggi succede, o attraversando Castellammare o percorrendo la circunvallazione ch'é molto più lunga ma confortata da continue vedute dall'alto della città sottostante fino al Vesuvio che chiude il golfo a nord sulla prima insenatura che la costa disegna.

Forse faccio un pò di confusione  perchè sono più di cinquantanni che non partecipo alla vita della m ia città di origine, ma la Madonna di Pozzano è la santa patrona, issieme a San Catello, della città di Stabia. Raffigurata su di una tela, che secondo la tradizione venne ritrovata da un contadino in un pozzo, la madonna viene venerata nell'omonima basilica, nella frazione di Pozzano.

Madonna di Pozzano


Si pensa che il quadro della Madonna di Pozzano fu nascosto ne pozzo dove fu trovato da un contadino della zona durante le persecuzioni iconoclastiche, quando dipinti e statue di stampo religioso venivano distrutti.
Nel luogo del ritrovamento sorse un tempio a cui venne aggiunto anche un convento dei padri Minimi e nel 1906 tale chiesa venne proclamata Basilica Pontificia da Benedetto XV.

Demolita l'antica chiesa, ne fu costrutita una nuova, con convento annesso. La sacrestia, costruita nel 1565 a spese di Cola Francesco, fu completamente rifatta su disegno di Luigi Vanvitelli, nel 1754. Nella chiesa è possibile ammirare la volta affrescata nel 1769 da Giacinto Diana, e tre tele di Sebastiano Conca.

Nella cripta c'è il pozzo in cui fu ritrovato il quadro, oggi posto in una cappella della chiesa. mentre nella sacrestia è conservato il Crocifisso ligneo ritrovato sulla spiaggia il 17 novembre 1631.




La festa viene celebrata ogni anno la prima domenica di luglio, mentre un sagra popolare viene svolta il lunedi in albis, ma ne ignoro la ragione.

I miei ricordi la collocano il martedì, ma non sempre in famiglia la ricorrenza veniva osservata per i turni di lavoro che mio padre svogeva presso la Compagnia meridionale del Gas. 

Pasquetta o lunedì dell'Angelo

Veduta di Monte Coppola





Pasquetta o il lunedì dell'Angelo  è il giorno dopo la Pasqua. E' il giorno che ci ricorda l'incontro dell'angelo con le donne giunte al sepolcro.
Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomé andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, per imbalsamarne il corpo con olii aromatici . Trovarono che il grande masso che chiudeva l'accesso alla tomba era spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: "Non abbiate paura! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto". E aggiunse: "Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli", ed esse si precipitarono a raccontare l'accaduto agli altri.
La tradizione ha spostato questi fatti dalla mattina di Pasqua al giorno successivo, forse perché i Vangeli indicano "il giorno dopo la Pasqua", anche se evidentemente quella a cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato.
Il lunedì dell'Angelo è giorno dell'ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici.

Civilmente il lunedì di Pasqua è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, è stato creato per allungare la festa della Pasqua, così come è avvenuto per il 26 dicembre o il Lunedì di Pentecoste (giorno festivo in Alto Adige e quasi in tutt'Europa.)

Il lunedì dell'Angelo è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme ai parenti o agli amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull'erba e attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata "fuori le mura" o "fuori porta".

Cucina

In questo giorno, secondo la tradizione napoletana, vengono consumati: casatiello, frittata di maccheroni, salame, uova sode, carciofi arrostiti e naturalmente la pastiera.

  1. In generale il termine "Pasquetta" indica il lunedì dopo la Pasqua, ma per i genovesi e i bergamaschi, è il 6 gennaio e non il lunedì dell'Angelo, mentre "Paschixedda" per i sardi corrisponde al Natale, quindi il 25 dicembre.
  2. Fanno eccezione la Germania e altri paesi germanofoni, in cui è festa di precetto.
Oggi la mia Pasquetta l'ho passata a casa aspettando l'arrivo di mia nipote, ma anche per il cattivo tempo che non accenna a risolversi.
Il cielo è grigio e la gente che si è trasferita sulla spiaggia rischia di prendersi da un momento all'altro un acquazzone addosso.

All'ora di pranzo abbiamo consumato quello che era rimasto di ieri.
Agli uccelli ho dato le briciole e alle tartarughe le fogli di lattuga. Le piante sul terrazzo erano umide di pioggia e non cìè stato bisogno di annaffiarle ulteriormente.

Prima di pranzo ho fatto con mia moglie una partita di burraco che, come al solito, ha vinto anche se mi dice che sono forunato. Mi ha surclassato.

Da ragazzo la pasquetta la passavo o sul Monte Coppola o nei boschi di Quisisana che stavano a due passi da Mezzapietra dove abitavo.  La gente arrivava anche dai comuni circonvicini o addirittura da Napoli.





domenica 24 aprile 2011

Poeti napoletani: Salvatore Cerino - Bio

Salvatore Cerino



Nacque a Napoli il 1° gennaio 1910, nel  palazzo  sito tra Piazza Sannazaro e le Rampe di S.Antonio a Posillipo, dove alcuni estimatori fecero apporre una targa che riporta i suoi versi: “Na carezza d’aria ‘e mare, ‘nu suspiro ‘e Dio me pare”. Infatti, l’aria, il mare, la terra con la  molteplicità  dei suoi colori, la Natura, in genere, la sua partecipazione sentita alla vita dell’Umanità, sono stati i motivi ispiratori della sua poesia. A soli vent’anni scrisse il poema della Natura in terza rima: “’E qquatto staggione” che fu pubblicato in prima edizione nel 1931 e in seconda edizione nel 1976. Questo poemetto ancora oggi dopo ottant’anni riscuote ammirazione  per la freschezza del contenuto, la liricità del dialetto  e la perfezione stilistica.  Già prima del 1931 Salvatore Cerino aveva al suo attivo una vasta produzione di liriche e già Libero Bovio ne aveva apprezzato il talento e gli aveva dedicato il suo volume di poesie con la dedica: “Al giovane e valoroso poeta Salvatore Cerino, con amicizia. LiberoBovio”. Raffaele Viviani gli scrisse: “Siete il Cerino che non si spegne e fa sempre luce in ogni ricorrenza” e tale espressione è stata sempre riconfermata dalla critica.
Anche Edoardo Nicolardi ed E.A.Mario ebbero per lui, giovane poeta, ammirazione e stima (come dalle dediche e dalle lettere autografe).
Ha pubblicato per oltre sessant’anni su riviste e periodici di grande prestigio tra cui: Ombre e luci, Melpomene, Breve, Araldo del Sud, “Gazzettino del Lazio”,  Pungolo Verde, Mastro di Posta, Equilibrio nelle Arti, Rievocatore, Cultura del Popolo, Cultura ed azione, Arte Libera, Risorgimento Nocerino, Ribalta, Osservatore ed altri. E’ presente nelle antologie di poesie quali: “Sentimento e Fantasia” di G.Sarno, “Il Tempo e la Voce” di E.Capuano,  “Acene d’oro”, di S.Maturanzo, “Poeti dialettali”,  “Mamme Napulitane” di G. Boccacciaro, nell’Enciclopedia della Poesia Napoletana di R. D’Ambrosio, e nella Enciclopedia della canzone napoletana di S.Palomba, nella Enciclopedia della canzone napoletana di P.Gargano. Ancora è presente nell’Enciclopedia dei poeti dialettali dal ‘600 ad oggi di Ettore De Mura ed è presente in:  “L’itinerario della Letteratura nella civiltà italiana” di Renato Filippelli, e in “ L’eredità letteraria” (Storia e testi  della letteratura italiana) di Renato Filippelli e Fiammetta Filippelli  Ediz. Simone. (testo adottato nei Licei Classici).
E’ stato promotore d’iniziative culturali al “Centro Studi Mergellina” e nel suo salotto letterario ha ospitato poeti, letterati ed artisti. Giovanni Artieri ha trattato di lui in “Napoli, punto e basta” e in “Napoli scontraffatta”. Altri estimatori dell’opera di Salvatore Cerino sono stati: Antonio Altamura, Sebastiano di Massa, Clemente Maglietta, Enrico Malato, Gino Bobbio, Raffaello Causa, Ettore Capuano, Franco De Ciuceis, Ernesto Fiore, Alfonso Malinconico,  Mario Moriconi, Angelo Lombardo, Angelo Di Giacomo, Mario Donadoni, Bruno Lucrezi, Michele Torelli, Max Vajro, Aldo Antonelli, Mario Balzano, Carlo Bernari, Francesco Bruno, Mario Pomilio, Antonio Ghirelli, Mattia Limoncelli, Gaetano Salveti, Mimmo Liguoro, Elio Bruno,  Franco Piccinelli,  Renato Ribaud, Armando Ponsiglione, Michele Prisco, Angelo Calabrese, R.M.Ferrari, Renato De Falco, Umberto Galeota, Pasquale Ruocco, Pasquale Pironti,  Luigi Cosenza, Renato Filippelli  e tanti altri ancora. Salvatore Cerino si è spento il 21 aprile 1992.

L’11 novembre 1999  fu posta dal Comune di Napoli  una stele funeraria, nel
Recinto degli uomini illustri del cimitero di Poggioreale.

Il 12 luglio 2000 il Comune di Napoli pose una targa marmorea
sulla facciata del palazzo ove egli visse  che riporta i seguenti versi:

“TUTT’’O CRIATO E’ N’ARMUNIA CHE CANTA!
MENTR’IO NCANTATO / SAGLIO NCIELO E SENTO.”
SALVATORE CERINO – POETA 1910-1992 -
IL COMUNE  DI  NAPOLI POSE IL 12 LUGLIO 2000


PUBBLICAZIONI:
  • 'E qquatto staggione: (poemetto in terza rima) ediz. Mergellina Napoli 1931 II° ediz. del Delfino, Napoli 1976
  • Ombre: (poemetto lirico sociale) ediz. F.Fiorentino, Napoli 1964 con la traduzione in terza rima del 1° canto dell'Infernodi Dante.
  • Margellina: (poema corredato da notizie storiche) ediz. del Delfino, Napoli, 1967
  • 'O Juorno d''a Vigilia: (poemetto in terza rima) ediz. Gennaro D'Asgostino Napoli 1974
  • Armunia: (poesie) ediz. Collana Breve Napoli 1975
  • Lassammo perdere: (poema sociale in quinari sdruccioli) ediz. A.Gallina Napoli 1981
  • Pausillipon: (liriche della collina) con prefazione di Giovanni Artieri ediz. S.E.N.
  • Armonie di Posillipo: (poema lirico) ediz. Tommaso Marotta- Napoli 1988
  • Napoli: Eterna Musa ediz. Alfredo Guida Editore – Napoli 1993
  • Immenzità: (poesie) ediz. Alfredo Guida Editore – Napoli 1997
  • Pulicenella a Piererotta: (poemetto scenico) ediz. Pironti, Napoli 1981 II° Edizione Lo Stiletto, Napoli 1992:
  • Rosa Spera (poema in versi teatrabile in due atti ) ed altre raccolte di poesie pubblicate sulla Rivista "Ribalta"