mercoledì 16 febbraio 2011

Antichi Mestieri

'o Panzaruttaro


     Già all’epoca dei romani c’era la consuetudine di consumare cibi per strada acquistandoli nelle botteghe sottocasa o posti sui decumani; peccato che a quei tempi dalle nostre parti non era ancora presente la patata (importata per la prima volta in Europa nel 1535, dallo spagnolo Francisco Pizarro, quando al suo rientro in patria da un viaggio in America, ne fece dono ai regnanti), che di certo ha negato ai nostri avi il piacere di degustare tutte le stuzzicherie nelle quali é presente. Personalmente ho visto per la prima volta 'nu panzarutta-
ro ambulante, all’età di dieci anni, quando i miei genitori mi permisero di andare a cinema assieme ad altri ragazzi più grandi che abitavano nel mio stesso vicolo. All’uscita dell’allora cinema “Nazionale”, dove aveva- mo assistito, credo, al film dal titolo “La cena delle beffe” con Amedeo Nazzari, l’odore del fritto mi attirò inevitabilmente perché era tardi pomeriggio e la fame si faceva sentire, “tenevo na lopa”, come si diceva allora, quando Mc Donalds non era ancora arrivato dalle nostre parti e non c’era altro modo per soddisfarla .
     Dietro al banchetto c’era un uomo che, con gesti rapidi ed accorti, riduceva l’impasto che aveva  prepa-
rato prima in piccole pallottole, che poggiava su un panno bianco per dar loro, successivamente, la forma di sigari girandole e rigirandole velocemente tra le mani.
     Nella parte del banchetto vicino alle stanghe, che servivano per guidarlo nelle fasi di trasferimento, era alloggiata una caldaia in rame stagnato per la cottura del prodotto che non era l’unico, vista la varietà dei cibi di strada presenti nel repertorio culinario napoletano, come le palle di riso, i carciofi fritti, la pizza fritta, gli scagliuozzi e le crocchette di patate, che noi in dialetto chiamiamo panzarotti senza dimenticare quelli che hanno la forma di mezza luna e vengono riempiti con mozzarella e pomodoro, ecc.
      Bastarono due di essi a calmare il borbottio del mio stomaco anche perché il costo di ognuno di loro non mi consentiva di comprarne di più con i soldi che mi erano stati assegnati.
     Il carrettino poggiava su due ruote e su un puntale posto dalla parte delle stanghe, in modo da conferirgli un assetto stabile in fase di fermo, in più presentava una copertura per proteggere il piano di lavoro contro la piaggia e dei ripiani vetrati che consentivano all’avventore di guardare il prodotto già disponibile, ma di non toccarlo: unica garanzia di igiene alimentare che all’epoca veniva offerta.
     Nelle mie escursioni saltuarie a Castellammare, l’ultima  volta che mi è capitato di vederlo è stato una decina di anni fa. Di sera il carrettino veniva illuminato con una lampada ad acetilene che nel tempo lasciò, per la sua pericolosità esplosiva, il passo a quelle a GPL (gas di petrolio liquefatto).
     E’ vero che le perdite o le scomparse ci fanno recriminare contro il progresso e le norme che vietano la produzione di beni nelle condizioni di igiene descritte, ma non ho mai saputo di qualcuno che abbia sofferto per i panzarotti così prodotti. I mestieri scomparsi nella pratica sono tanti, basta riandare alle pubblicazioni che ne trattano, ma,fortunatamente per i golosi del fritto, questo mestiere ambulante è ancora attivo in diverse zone di Castellammare e del meridione d’Italia.
     La ricetta dei panzarotti o crocchette di patate che ho rintracciato nell’Enciclopedia della donna (ed. Fabbri) e in altre pubblicazioni, prevede necessariamente le patate, il parmigiano, le uova, la noce moscata, il sale quanto me basta e olio per friggere. Le patate, le uova e il sale sicuramente c’erano nell’impasto di allora; il parmigiano e la noce moscata non credo proprio. Il pepe, estraneo alla ricetta, era sicuramente presente perché, profuso in abbondanza, dava fastidio allo stomaco. Il resto, nella mia prima volta, lo fece l’appetito, la fantasia e la temperatura calda del prodotto che divorai caldo caldo, come raccomandava ‘o panzaruttaro e l’autore del ricettario.

L' immagine è del fotografo - videomaker
Franco Spinelli e rappresenta "
Raffaele dell’Agro aversano" il panzaruttaro di fiducia di Franco Spinelli. Provare per credere!
fotografofranco@libero.it / tel. 3335781651 / fotografo
Franco Spinelli: Rafel o' Panzaruttaro

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